Commemorazione della rabbia

Ancora una volta l’anniversario della strage di Bologna sarà trasformato dai soliti noti, particelle elementari di Rifondazione Comunista e sinistre sciolte, in uno spettacolo osceno di contestazione al rappresentante delle Istituzioni, in questo caso il ministro Gianfranco Rotondi in vece del Guardasigilli, Angelo Alfano, che ha rinunciato, d’accordo con il governo, per cercare di calmare almeno un po’ quella piazza. Troppo generosi, probabilmente, perché magari per una volta sola sarebbe bene trasmettere in diretta quale scempio venga compiuto del ricordo doloroso e silenzioso di ottantacinque morti, in una strage che, a differenza di altre vicende tragiche italiane, ha colpevoli accertati, in condanna definitiva, che scontano ancora la pena. La verità giudiziaria secondo me, e secondo quelli che conoscono le carte, in questo caso non corrisponde alla verità dei fatti, ma l’anniversario di oggi si celebra con quei colpevoli, e nessuna riapertura delle indagini. Di che lamentarsi dunque?
Dicevo i soliti noti perché ci sono ad aizzarli anche degli ignoti, o meglio che vorrebbero passare per tali, ma ci riescono malamente. Prendete due interviste comparse ieri sul Corsera a Libero Mancuso e a Paolo Bolognesi. Il primo è ora assessore del sindaco Sergio Cofferati alla Sicurezza (infatti Bologna è tornata linda pinta e sicura quasi come il porto di Marsiglia di notte), ma soprattutto pubblico ministero in servizio permanente effettivo. Per Adriano Sofri ha fatto lo sciopero della fame, per altri condannati esige che le sue sentenze non vengano nemmeno sfiorate da critica, figuratevi da fatti e testimonianze serie. Il secondo è presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime (attenzione al «tra», vuol dire che non tutti i familiari si riconoscono in quel tipo di gestione), e ogni anno alza le pretese, che sono, spiace dirlo, soprattutto economiche; quando Romano Prodi fu contestato, l’anno dopo Giulio Tremonti, sibilò che i familiari avevano avuto già molto. Che avrà voluto dire? Certo, se è stato il precedente governo Berlusconi, nel 2004, a votare la legge per le vittime del terrorismo, certo, il bilancio e le voci di spesa dell’Associazione non sono facili da ottenere, mentre il denaro e l’affitto della sede vengono da Comune, Provincia e Stato.
Bolognesi e Mancuso si professano contrari al casino di piazza già programmato, ma poi lo giustificano: la colpa è di Alleanza Nazionale, spiega l’assessore, che aveva convinto il ministro Alfano a fare un discorso in piazza che mettesse in discussione le sentenze, che attaccasse la procura di Bologna. Proclama Bolognesi che si tratta di raddrizzare il comportamento di Inps, Inpdap e Agenzia delle entrate per 1.500 persone. Sul presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, il presidente dell’Associazione sguazza nell’insulto, dice che ormai le ha sparate tutte e non gli sembra un personaggio affidabile, anche se è sicuramente informato dei fatti. Conclude minaccioso di non voler dire cosa pensa di lui: Cossiga ha l’immunità parlamentare, lui no.
Questi sono i personaggi, sempre gli stessi da tanti anni, arroganti e tromboni. Quanto importa loro dei morti?
Quando accusano Alleanza nazionale, ce l’hanno con Enzo Raisi, un deputato del Popolo della Libertà che quel giorno alla strage sfuggì per pochi minuti, che da allora persegue testardamente la verità. In una lettera al Guardasigilli, Angelo Alfano, firmata insieme ad altri parlamentari del centrodestra, ha chiesto che il ministro della Giustizia «verifichi se effettivamente la Procura di Bologna stia attentamente e scrupolosamente indagando sulle importanti novità emerse nella Commissione bicamerale Mitrokhin e relative alla strage del 2 agosto 1980». Poi, insieme al vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, ha presentato un dossier serio e documentato dal quale emergono lacune, mancate indagini, insabbiamenti.
Chiedere accertamenti è legittimo o no, cari Mancuso e Bolognesi? Sarà per ricattare chi potrebbe decidere di farne, che ogni anno fate occupare la piazza? Dovevano essere i fascisti e il dogma non si discute. Speriamo che sia l’ultimo anniversario così tristemente oscurato.
Maria Giovanna Maglie