Il commento All’estero però le gomitate sono una cosa seria

E poi ci lamentiamo quando in campo internazionale le nostre squadre finiscono le partite con un uomo in meno per via delle gomitate che soltanto dalle nostre parti sono tollerate. La lista è lunga, eppure non fa presa sugli addetti ai lavori che preferiscono polemizzare sui falli tattici, vedi Ranieri, piuttosto che condannare questo tipo di intervento violento. Collina non riesce a invertire la rotta dall’alto del suo ruolo. Delle due l’una, direbbe il maestro Montanelli: o non fa presa sui suoi uomini oppure non ne parla. In ogni caso un fallimento. Lasciamo da parte poi quei cultori del distinguo che sulle gomitate s’inventano la favoletta dell’involontarietà. Ci mancherebbe altro che Vieira, l’altra sera, abbia voluto artatamente fare del male a De Rossi. Ci mancherebbe. Ma se salta in quel modo ha buone percentuali di colpire l’avversario e di creargli un danno serio. Per il romanista frattura dello zigomo e operazione alla testa: non è cosa da poco. Succedesse in strada, scatterebbe d’autorità una denuncia penale. Sui campi di calcio si permette e si perdona di tutto e di più. Ma lo sport fa parte della società, non è un’enclave a sé stante regolata da leggi superiori a quelle ordinarie.
Sia chiaro che qui non si vuole demonizzare Vieira, ma porre l’accento su un malcostume condannato in altre manifestazioni. Ne sa qualcosa proprio De Rossi, passato da carnefice a vittima del sistema: nel Mondiale 2006 spaccò lo zigomo all’americano Mc Bride con una gomitata tanto violenta quanto inutile, prima espulso e poi squalificato per 4 turni; ieri ci ha rimesso lui nella stessa zona. Con quel gesto rischiò, fra l’altro, di mettere a repentaglio la spedizione azzurra. Se non è catarsi, ci somiglia tantissimo. Diverso il comportamento degli arbitri: il nostro Rocchi non s’è accorto di nulla nella nottata di Inter-Roma a differenza dell’uruguaiano Larrionda che a Kaiserslautern cacciò subito il centrocampista azzurro. Il colore rosso del sangue ha probabilmente fatto la differenza, diranno i buonisti di giornata.
Per episodi di minore entità ci siamo fatti del male nelle qualificazioni al Mondiale del Sud Africa, in Champions League e in Europa League. L’Italia di Lippi è rimasta in 10 per quasi tutta la partita nel delicato incontro di andata con l’Irlanda di Trapattoni: fuori Pazzini per una gomitata sicuramente involontaria, ma altrettanto sicuramente pericolosa. La Fiorentina s’è trovata in inferiorità numerica per la sbracciata di Gilardino nella recente partita con il Lione, e così la Lazio una settimana fa con il Villarreal per un gesto ancora meno grave di Baronio. In entrambe le circostanze rosso diretto.
Ma come si fa a imparare se nel nostro amato recinto pallonaro è stato criticato Rosetti che in Milan-Roma ammonì Ambrosini per una gomitata in salto a Burdisso? O se non è stato fermato Morganti che nello stesso turno non mostrò neppure il cartellino giallo a Bocchetti, autore di due gomitate, prima a Balotelli (ferita lacero contusa alla testa) e poi a Stankovic (solo un leggero trauma)? Già, come si fa? A forza di lasciare passare questo genere d’intervento, s’ingenera nei calciatori, nei tecnici, negli spettatori e anche in alcuni giornalisti la convinzione che si tratti di falli di poco conto. Salvo poi piangerci addosso di fronte a una applicazione pragmatica del regolamento. E poi, come diceva Benedetto Croce, «la violenza non è forza ma debolezza».