IL COMMENTO Ma allora lasciateci liberi di scegliere

Dopo lo Stato etico, il Comune etico. Quello che non si occupa (solo) di risolvere i problemi, ma educa i cittadini come scolaretti impenitenti. Un po’ come mamma e papà, o il prete. O la maestra. Per il loro bene, come no. Solo che mamma e papà ci mettono al mondo, la scuola - ancora - possiamo sceglierla, il prete andiamo a cercarlo in chiesa. Il sindaco no. Anche se non lo abbiamo scelto, anche se non siamo Lella Costa o Claudio Bisio, lui può farci girare in bicicletta. Ha potere e strumenti per farci lasciare l’auto in garage. Forse non può ancora costringerci a giocare tutti a ruba-bandiera, come sotto sotto vorrebbe, ma una bella multa (155 euro) se prendiamo l’auto, quella può farcela eccome. E non per ridurre lo smog - attenzione - loro stessi dicono che non serve a niente. Ma per farci capire quanto è bello girare con i pattini o i mezzi pubblici. Ora qualcuno dirà: è un ottimo obiettivo. Bene, ma allora si moltiplichi la frequenza delle corse, si lavori su fermate e parcheggi. Niente da fare, niente del genere. Si viaggia in direzione opposta. Al resto ci penseremo, intanto vogliono insegnarci la cosa giusta, spiegarci dove sta il bene (e magari il bello).
Inutile dire che di buone intenzioni è lastricata la via dei tanti piccoli e grandi inferni della storia. Non c’è bisogno di tirare in ballo la grande «mano invisibile» che come una provvidenza laica garantisce il bene comune attraverso l’incontro-scontro di tanti piccoli egoismi privati. Il concetto è ben chiaro a tutti: a fin di bene il danno è in agguato. La nuova amministrazione comunale si regge politicamente sulla «unione di fatto» fra la sinistra di matrice comunista-extraparlamentare e quella cattolico-sociale progressista. Che fosse tentata da una visione etica e pedagogica lo si poteva sospettare anche dall’introduzione di un assessorato al «benessere» (di chi?) e dalla ripetute affermazioni del sindaco, Giuliano Pisapia, intorno all’obiettivo della felicità. Ora, è vero che il diritto alla felicità è proclamato anche nella costituzione americana, un «testo sacro» del liberalismo, ma - appunto - trattasi di diritto, e ognuno se la cerca dove e come meglio crede. Se il Comune vuol insegnarci a essere buoni e giusti, indossando scarpe da trekking e pedalando fino a una piazza del centro dove giocare a ruba-bandiera con Paolo Rossi ed Enrico Bertolino, allora ci viene spontaneo salire in macchina e sgommare via gridando: non chiedeteci se siamo felici, ma riportate il biglietto del metrò a un euro tondo tondo.