Il commento Caro Enrico, e dimettersi?

Da sabato, quando abbiamo pubblicato la notizia del più che probabile addio di Enrico Musso al Pdl, siamo stati travolti da telefonate e lettere di carissimi lettori indignati per le parole e le dichiarazioni del senatore. Se c’è una cosa che gli elettori non sopportano è chi prende i loro voti (e quindi la loro fiducia) e li porta da un’altra parte.
Se le pubblicassimo tutte già oggi, dovremmo allegare un inserto speciale, contribuendo in modo decisivo alla deforestazione dell’Amazzonia. Quindi, vi chiediamo pazienza. Ma tranquilli, le pubblicheremo tutte, anche quelle favorevoli a Musso, se ci saranno (per ora ce n’è una sola, di Beppe Damasio, un consigliere municipale del Medio-Levante di un gruppo che si chiama Lealtà, e sembra già un ossimoro).
A me le parole di Musso - di cui mi ostino ad avere una sincera stima personale, nonostante non apprezzi per nulla alcuni suoi apologeti e non mi convinca la Fondazione Oltremare che raccoglie molti residui dell’era Pericu, causa della maggior parte dei guai della città attuale - hanno fatto davvero male. Non perchè il senatore non abbia diritto di criticare il Pdl, che è tutt’altro che il migliore dei partiti possibili, anche in Liguria, o il governo che non è il migliore dei governi possibili, o Berlusconi che in questo momento resta comunque il migliore dei premier possibili.
Quella che non mi è piaciuta affatto è stata la durezza dei toni, quasi sprezzanti, nei confronti del suo partito, come se stesse raccontando di essere capitato nella banda Bassotti.
Ragioniamo per assurdo, come se fosse vero, e facciamoci qualche domanda: ma non è la stessa banda Bassotti che ha candidato Musso a sindaco di Genova, la stessa alla quale Musso in campagna elettorale ha sollecitato più volte finanziamenti per la pubblicità, pena la rinuncia alla candidatura? E, soprattutto, non è la stessa banda Bassotti che ha imposto Musso in Senato, mettendolo capolista alle elezioni politiche e cioè in una posizione in cui era eletto al mille per mille? Allora erano le Giovani Marmotte e adesso sono diventati cattivi? Ma via, siamo seri.
È una tesi che ho espresso più volte: senza la legittimazione del voto dei cittadini, il proprio (...)