Il commento Chi può servirsi delle talpe senza essere mai denudato

Domenica scorsa Nicole Minetti è stata interrogata dai pm di Milano. Un incontro improvviso, anticipato di due giorni rispetto al calendario prestabilito, per evitare il prevedibile caravanserraglio dei media. Il verbale, al termine dell’interrogatorio, è stato «secretato», parola un po’ disgustosa che sta a significare che quelle domande e risposte non sono pubblicabili, a meno di commettere un reato. Bene, ieri, sul Corriere della Sera, due valenti colleghi della giudiziaria, Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella, riportavano a pagina 13 il contenuto segretato, con tanto di virgolettato. Se venisse applicato in tutta Italia lo stesso metodo investigativo messo in atto l’altro ieri contro il Giornale e la collega Anna Maria Greco, il Procuratore di Milano Bruti Liberati avrebbe dovuto aprire un fascicolo per l’evidente fuga di notizie e i due valenti cronisti avrebbero dovuto ricevere all’alba un nugolo di carabinieri (o poliziotti) che, guanti di lattice infilati nelle mani, avrebbero provveduto a controllare se nelle parti intime nascondevano prove del reato. Per fortuna, diciamolo subito a scanso di equivoci, così non è stato.
Due richieste rispettose, una alla dottoressa Silvia Sereni, il Pm romano che ha ordinato la perquisizione ed il sequestro, l’altra al vertice dei carabinieri, anzi degli «amici» carabinieri. Farei la stessa richiesta al prefetto Manganelli se fossero stati poliziotti. Per svelenire il clima di scontro tra istituzioni e stampa suggerisco una telefonata di scuse alla cronista del Giornale e al direttore. Ad un certo punto dell’irruzione mattutina, secondo il racconto della Greco, il tenente colonnello dell’Arma, su richiesta della giornalista e forse anche per sopravvenuto scrupolo, ha chiamato al telefono la dottoressa Sereni per chiedere conferma del ritiro del computer del figlio Matteo. Inderogabile il pm, portate via tutto. E già qui c’è scandalo e ignominia. L’osceno (ma per certi aspetti anche il ridicolo) lo si è avuto con la perquisizione in bagno, la Greco ignuda e la poliziotta in guanti di lattice. «Mi spiace, eseguo gli ordini». Credo, sinceramente e col rispetto che si deve a chi lavora nell’Arma, che ci sia un limite ad obbedire a ordini che appaiono a dir poco stupidi.
Tra le colpe di Anna Maria Greco l’essere stata vista in compagnia di Matteo Brigandì, componente laico del Csm, sospeso e pure lui perquisito. Caspita, c’è da preoccuparsi! Meno male che non c’è retroattività. Se mi avessero perquisito negli anni di Mani pulite per tutte le volte che entravo ed uscivo da un ufficio di un Pm o di un Gip avrei avuto problemi seri con la biancheria intima.
L'altro ieri Dagospia annunciava con un flash che il direttore del tg di La7, Enrico Mentana, era stato visto a Palazzo di Giustizia a Milano in compagnia della dottoressa Ilda Boccassini. Scandalo? Ma dai, Enrico è un cronista di razza e va in cerca di notizie. Ai tempi delle inutili inchieste di quel pm di Potenza alcuni colleghi avevano addirittura le chiavette Usb con tutte le registrazioni delle telefonate intercettate. Non ricordo in quella occasione cronisti nudi nei bagni per le perquisizioni.