Il commento Città più sicura (di far ridere)

Finalmente un duro colpo ad Al Qaida: la Regione Lombardia ha varato la legge anti-kebab. La pericolosissima carne arrostita marinata con spezie ed erbe varie - forse la vera arma segreta che Bush andava cercando in Irak - non potrà più essere venduta dopo l’una di notte, né consumata all’esterno dei locali, dove potrebbe avere effetti letali come l’antrace o il nucleare sporco. L’onta della chiusura di Guantanamo è stata lavata, la pericolosa deriva filo-islamica di Obama neutralizzata, la Lombardia ha dimostrato che non tutto l’Occidente ha il ventre molle.
E siccome nessuno deve pensare che si tratti di razzismo o xenofobia, il provvedimento della Regione, nato da un’idea della Lega Nord, contempla un bel giro di vite non solo per i venditori di kebab, ma per tutti i take-away: gelaterie, piadinerie, pizzerie, rosticcerie. Nessuno di questi locali eversivi potrà più restare aperto dopo l’una, né allestire spazi sul marciapiedi per una rapida consumazione. I divoratori di tranci di margherita, di piadine con lo squacquerone e di coni gelato (brutta gente anche loro) se proprio vogliono ingollare simil cibo degenerato, lo facciano all’interno del locale, ma non si facciano vedere all’esterno, dove recherebbero offesa al pubblico decoro, magari rischiando di lasciare al suolo - dove poi passano i cittadini perbene - chiazze di pomodoro e fiordilatte che renderebbero necessario l’intervento dei Ris di Parma per i prelievi di rito. Certo: siamo in uno Stato liberale, e la legge regionale lascia la possibilità di una soluzione intermedia: se uno non vuole mangiarsi il trancio di pizza all’interno del locale, conserva il diritto di portarselo a casa. Non più, però, quello di acquistare nello stesso locale una lattina di birra: quella, se vuole, la va a prendere prima al supermercato.
Sembra che stiamo scherzando, ma purtroppo è tutto vero, la realtà supera la satira, come ha commentato Bertolino.
I promotori della legge, venuti a conoscenza delle proteste e della manifestazione di disobbedienza enogastronomica annunciata per oggi (finalmente una manifestazione che ha una ragion d’essere), sono passati al contrattacco parlando di «interpretazioni strumentali». «Se un cliente mangia il gelato in piedi o seduto su una panchina pubblica all’esterno di una gelateria - hanno precisato il leghista Daniele Belotti e l’azzurro Carlo Saffioti, firmatari delle due proposte da cui è nata la legge - potranno continuare a farlo». Viva la libertà. I due però hanno poi spiegato: «Se invece uno mangia il gelato al tavolino, sotto un gazebo o all’interno di dehors installati dal titolare della gelateria, allora è vietato». Sarà anche un distinguo fondamentale, ma stentiamo a comprendere la necessità, o anche solo l’utilità, di una legge del genere. «Serve ad evitare assembramenti», dicono alla Lega. Più nel dettaglio, il capodelegazione del Carroccio Davide Boni spiega che ora abbiamo «uno strumento in più per la sicurezza».
Ma sicurezza per sicurezza, sicuri che in Regione non abbiano tempo da perdere?