Commento Il consumo sano degli italiani

I consumi delle famiglie italiane in dicembre hanno registrato una crescita dell’1 per cento su quelli dell’anno precedente. Rispetto a novembre sono stazionari. Ma anche in novembre essi erano in crescita, sullo stesso mese del 2008. E ciò significa che il convoglio della ripresa sta andando avanti, in modo continuativo. Non ha la velocità di una «freccia rossa», ma non si tratta neppure di un andamento da treno locale, con continue fermate. Fra gli acquisti che sono in ripresa ci sono gli elettrodomestici e i casalinghi. Ciò vuol dire che gli italiani amano la propria casa. E le spese che fanno non sono soprattutto in consumi effimeri, ma in cose che restano. D’altra parte, a sorreggere il consumo, vi è la ripresa della produzione. Infatti in gennaio l'indice della produzione industriale è aumentato dello 0,9 rispetto al dicembre, che a sua volta aveva registrato un aumento dello 0,2 rispetto ad ottobre. Qui siamo di fronte ad una accelerazione fra gli andamenti degli ultimi due mesi a differenza che per il consumo. La diversità di dinamica dei due fenomeni indica che le famiglie italiane sono formiche non cicale, come quelle americane, inglesi, spagnole e greche, che hanno speso più di quel che potevano ed ora sono nei guai, coi bilanci in rosso. Poiché nel 2009 i redditi di lavoro in Italia sono aumentati del 3% mentre i prezzi sono saliti meno dell’1% e poiché la disoccupazione è aumentata di meno del 2% la spesa in più che le nostre famiglie hanno fatto non dipende da una riduzione dei risparmi o da un nuovo indebitamento, ma dal maggiore potere di acquisto che esse hanno avuto a disposizione. Esse lo hanno ripartito fra consumi e risparmi, con una percentuale per il risparmio lievemente maggiore che nel passato.
Nel complesso un clima sereno che dipende dal fatto che il governo dà fiducia nel futuro e che hanno funzionato gli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione guadagni e le indennità di disoccupazione). Hanno funzionato bene anche le imprese, che, salvo eccezioni, non si sono spaventate e hanno evitato i licenziamenti facili, puntando sulla ripresa. Il consumo non sorretto dalla produzione e non accompagnato da risparmio non è un fattore di sostegno all’economia. È una droga, che opera impiegando le riserve di risorse esistenti. Ciò dà luogo a risultati a lungo andare effimeri o negativi. Ma il consumo che si collega alla produzione e si accompagna al risparmio, è un fattore positivo essenziale per una economia sana. Il fine dell’economia è il consumo. Anche il fine del risparmio è il consumo: dopo che l’investimento ha dato i frutti. Senza il consumo nazionale, la produzione ha un mercato di sbocco zoppo, basato solo sul commercio estero. E una economia in cui non c’è un consumo interno abbondante non può funzionare bene. Ciò vale in particolare per quella del nostro Paese che, nell’esportazione, si basa sui pregi qualitativi dei prodotti italiani. La qualità dei nostri prodotti dipende in larga misura dal fatto che il consumatore italiano di ogni categoria sociale, in ogni fascia di prezzo, è attento alla qualità. Anche in questo senso il consumo delle famiglie italiane sorregge la produzione. Il fatto che il consumo si sia ripreso, dunque, è un buon segnale. In questo quadro però ci sono alcune nubi, che riguardano le banche ,che non hanno abbastanza fiducia nell’economia e non erogano abbastanza credito a chi può farne buon uso e certe grandi imprese, che, mentre prendono soldi dallo Stato, usano troppo facilmente lo strumento del licenziamento, diffondendo insicurezza. Purtroppo non c’è rosa senza spine.