Il commento Contro il crimine non potete mollare la presa

La malavita non ci concede né tregua né requie. Sempre all’attacco, sempre pronta alla violenza e allo spargimento di sangue, sprezzante della vita, che vale poco e niente.
Sono giorni duri, scanditi da notizie incalzanti di crimini intollerabili. A Napoli il «re del grano», Ambrosio è stato assassinato con la moglie, massacrati a colpi di spranga, dal romeno al quale aveva dato il lavoro di giardiniere, un giovanotto che aveva scelto due connazionali come complici per svaligiare la villa dei padroni. A Cinisello Balsamo, provincia di Milano, un immigrato clandestino ha colpito ripetutamente un gioielliere e gli ha provocato diciotto punti di sutura sul capo: si è fermato solo quando la vittima lo ha ferito a colpi di pistola.
La cronaca incalza. Nel Torinese una banda di rapinatori, probabilmente originari dell’Est Europa, hanno assalito una cascina. Hanno bestialmente picchiato due coniugi ultrasettantenni, poi hanno ferito gravemente al capo il loro figlio, che è in rianimazione. I due anziani si sono salvati perché si sono finti morti.
Avanti, al peggio non c’è limite. Un’altra rapina in villa ad Asiago, due coniugi malmenati insieme col figlio e anche in questo caso si sospetta che i banditi provengano dall’Est Europa, forse anche loro romeni.
Basta, anche questo è uno sciame criminale che ci deprime e racconta agli italiani una triste storia di infiniti soprusi, di intollerabili abusi consumati nelle case di tanti cittadini, case che dovrebbero essere castello e baluardo.
Fra qualche mese, forse, le statistiche ci diranno che non c’è stata alcuna impennata di crimini e che, a Dio piacendo, ci manteniamo nella norma. Ma è proprio questa «norma» che ci fa paura, è la cifra della nostra debolezza civile e, in definitiva, della nostra rassegnazione. Noi non possiamo e non dobbiamo adeguarci a questi standard di minorità e di paura.
La richiesta di sicurezza, per la vita e per i beni dei cittadini, specie per i più deboli ed esposti (donne, anziani, minori) è stato uno dei motivi dominanti della pubblica sensibilità negli ultimi anni e l’investitura del centrodestra per il governo del Paese è nata anche da questa diffusa domanda di protezione e di stabilità, all’ombra della legge. È proprio sul tema della sicurezza che la sinistra ha fallito, per ritardi culturali e distorsioni ideologiche, per la sua propensione a considerare i crimini non tanto come espressione, e responsabilità, di individui, ma come manifestazione di patologia sociale.
Ebbene, il centrodestra ha vinto, e con ampio margine, anche per la sensibilità dimostrata su sicurezza, legalità, prevenzione.
Forse è il caso di riaffrontare la questione con rinnovata energia, con strumenti ancora più affinati ed efficaci.
La vita continua. Il terremoto d’Abruzzo ha stimolato cuore, orgoglio e passione di tutti gli italiani. Nella città devastata la vita riprenderà con nuova energia, ma al lutto del disastro non si deve unire, nel resto d’Italia, la sofferenza per una catena di delitti e di insidie malavitose. Dobbiamo pensare al futuro, non limitandoci alla conta delle vittime, del sisma o della malavita.
Il ministero dell’Interno, retto da Roberto Maroni, nelle ultime settimane ha offerto una grande prova di efficienza.
Concentri ora la sua attenzione sui problemi della criminalità diffusa e invasiva. Sulla criminalità generata dall’immigrazione clandestina. La sicurezza, per gli italiani, conta più del referendum.