Il commento Diritto di critica e diritto di pubblicità

di Massimiliano Lussana

In questi giorni, abbiamo ricevuto tre o quattro telefonate di lettori che pensavano ad un errore perchè martedì, insieme all’agognato Giornale quotidiano, gli edicolanti hanno consegnato loro una copia di un inserto di pubblicità istituzionale della giunta Burlando che magnificava il lavoro del governatore della Regione e dei suoi assessori.
Su librettino era ovviamente specificato che si trattava di un inserto pubblicitario, ma - nella foga e nel sacrosanto spirito di rivalsa contro la sinistra che governa alle nostre latitudini - c’è chi ha pensato a una specie di complotto. Un nostro caro lettore ha dato la colpa all’edicolante, che invece, poveretto, era incolpevole ed ha fatto solo il suo lavoro. Un altro ha pensato a un colpo di sole (martedì era una bellissima giornata) che ci aveva portato a esaltare le magnifiche sorti e progressive del governatore e dei suoi adepti. Uno ha reagito malissimo, spiegando che siamo come gli inglesi che vendevano i fucili che poi sarebbero stati usati contro gli stessi inglesi e che quindi non avrebbe mai più acquistato il Giornale (eppure gli sarebbe bastato leggerlo proprio il giorno dell’inserto per imbattersi in un duro attacco proprio a Burlando). Un altro ancora, invece, ci ha confessato di aver scoperto alcune scelte positive - «incredibilmente positive, non me le sarei mai aspettate da lui e da loro» - dell’amministrazione regionale grazie al famigerato libretto.
Insomma, uno spettro di reazioni varie ed eventuali e tutte con pieno diritto di cittadinanza. Ma, soprattutto, l’ennesima prova che il pubblico dei lettori del Giornale non è una massa informe, ma un popolo - secondo la bellissima definizione che mi regalò Gianni Baget Bozzo - che legge ogni riga, valuta ogni virgola e soprattutto pensa e ragiona con la sua testa. L’ennesima dimostrazione che siete grandi. Se ci fosse stato bisogno dell’ennesima dimostrazione.
A tutti - favorevoli e contrari al libretto - volevo solo precisare due cosucce. Primo: si trattava di un’iniziativa pubblicitaria, come la pubblicazione (...)