Il commento Fincantieri, Finmeccanica, Costa e Genova matrigna

(...) dell’amministratore delegato di Ansaldo Energia e degli altri manager dell’industria di Stato dall’associazione è di quelle che fa male, così come potrebbe fare malissimo un disimpegno economico. Ma, al di là delle nomine nel direttivo di Confindustria - che in fondo interessano Calvini, Zampini, Orlando, Sola, i loro parenti e affini e pochi altri - credo che il punto centrale dell’essere matrigna di Genova nei confronti di Finmeccanica sia quello sottolineato dal ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola con la consueta icasticità in un’intervista a Gigi Leone sul Secolo XIX: la nostra città chiede l’Autorità per il Nucleare e, contemporaneamente, nonostante sia da sempre la capitale italiana dell’atomo e ospiti la sede di Ansaldo Nucleare, firma il ricorso contro la legge sul nucleare. Cose che noi umani non avremmo mai pensato di vedere.
Mica finita: all’industria pubblica va male, ma a quella privata non è che vada meglio. Pensate alla Costa: il colosso delle crociere, nonostante sia stata acquistata dalla Carnival, multinazionale a stelle e strisce, ha uffici a Parigi, Madrid, Barcellona, Londra, Francoforte, Rostock, Linz, Zurigo, Bruxelles, Lisbona, Miami, Città del Messico, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Manila, La Romana nella Repubblica Dominicana, Hong Kong e Shangai. Eppure, ha scelto di mantenere la sede centrale a Genova. Per la cronaca, si tratta della stessa Genova che, in qualche modo - prima di Giovanni Novi e Luigi Merlo - ha sfrattato le navi Costa dalle sue banchine, costringendole ad andare in esilio a Savona. Esilio dove, fra l’altro, grazie anche all’ottima collaborazione con l’Autorità portuale di Rino Canavese, quelli della Costa stanno come pascià: nel 2011 è previsto un ulteriore incremento di viaggiatori con un milione di ospiti in passaggio dal Palacrociere della Costa nella città della Torretta. E la neonata Costa Deliziosa, che ha sempre Savona come porto di partenza, propone anche un giro del mondo in cento giorni di navigazione.
Insomma, la cacciata di Costa si configura come uno degli errori strategici epocali, di quelli che escono dalla cronaca per entrare nella storia delle occasioni perdute. Eppure, Costa non ha risposto con la stessa moneta, anzi. Vista da fuori, la storia che stiamo per raccontare sembrerebbe al limite del sadomaso. Ma, molto più semplicemente, si tratta di rispetto della propria storia e delle proprie tradizioni. La Costa ce l’ha, Genova no.
Il presidente ed amministratore della compagnia Pierluigi Foschi e il direttore generale Gianni Onorato hanno infatti confermato che continuano i lavori per il nuovo palazzo sede del gruppo in piazza Piccapietra che verrà inaugurato in primavera: un investimento da dieci milioni di euro. Per la cronaca, fra l’altro, Costa Crociere a Genova dà lavoro a seicento dipendenti, un numero raddoppiato negli ultimi dieci anni. Cerchiamo di segnarci queste cifre. Prima che siamo costretti a scrivere un altro articolo su «Genova matrigna».