IL COMMENTO Un Giornale diverso, capace di essere duro senza perdere la tenerezza

Magari qualcuno lo pensa pure. Ma, sinceramente, Ernesto Che Guevara non è esattamente il mio pensatore di riferimento.
Eppure, è proprio una frase del Che a fotografare alla perfezione quello che stiamo facendo in questo Giornale, il direttore Mario Giordano in primis - uno che ci dà tutti i giorni l’orgoglio di fare il nostro mestiere - e anche noi qui a Genova: «Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza».
Duri, sempre. Senza mai perdere la tenerezza, pure. E il bello è che, probabilmente, traspare. Penso all’affetto con cui mi ha salutato ieri mattina una nostra carissima lettrice, che incrociavo per la prima volta, mentre passeggiavo con il mio terzogenito Filippo in via Ponte dell’Ammiraglio. Filippo, che è una iena, tirava. Io mi sono commosso.
Penso alla dolcezza della mail di Adolfo D’Alessandro, un lettore che si è affacciato da pochissimo nelle pagine delle lettere, e che ha firmato parole che, se solo avessimo un budget pubblicitario, userei per pubblicizzare il nostro lavoro: «Carissimo dottor Lussana, sono io, e con me tutti i Genovesi (Genovesi maiuscolo, che finezza! ndr) che dobbiamo ringraziarLa per l’onestà ed il coraggio con cui conduce le Sue battaglie quotidiane. Grazie ancora, avrà sempre al Suo fianco non solo i lettori ma tutte le persone di buon senso».
Penso anche alla straordinaria bellezza di una lettera di critica, una di quelle arrivate in questi giorni per accusarmi di eccessiva prudenza nei confronti di Marta Vincenzi. Le ho pubblicate tutte, ma dico tutte. Possiamo permettercelo, proprio perchè siamo liberali. Proprio perchè diamo voce a tutti. Proprio perchè pubblichiamo ogni rettifica o precisazione (anche oggi c’è una pagina dedicata quasi esclusivamente ai dibattiti), anche se mi dicono che, quando lo raccontano ad altri giornali, trasecolano. Pare che non usi a Genova! A me pare l’abc della civiltà, a loro pare surreale. Mah.
Quindi, dicevo che ho pubblicato tutte, ma proprio tutte, le lettere di critica. Ma la più bella, la più dolce è quella di oggi, di Maria Vittoria Crosa (...)