Il commento I miopi ricatti di Bonanni danneggiano gli operai

Non è bello (e contiene non poche imprecisioni) il ricatto che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha proposto al governo come via di uscita al caso Termini Imerese: il prolungamento degli incentivi alla rottamazione per il 2010 se la Fiat non chiude fabbriche. Partiamo da quest’ultima considerazione: per Termini Imerese, il Lingotto ha sempre parlato di non volervi più produrre dal 2011, dando la disponibilità a trovare con gli enti locali e il governo una soluzione. Sul fatto, poi, che Bonanni sollecita Palazzo Chigi a usare l’arma degli incentivi per convincere la Fiat a cambiare strategia, c’è da dire che una proposta del genere va contro gli interessi dei lavoratori, che dal sindacato dovrebbero essere tutelati, e la tenuta del sistema auto del Paese. Un 2010 senza aiuti, anche se programmati per essere alleggeriti gradualmente, significherebbe per l’industria italiana delle quattro ruote una iattura. Con il singolare beneplacito di Bonanni & C., a soffrire non sarebbero solo la Fiat e i suoi addetti, ma anche le case estere, i concessionari e tutta la filiera dell’automotive.
Qualche numero per capire la portata del disastro che si profila per uno dei principali settori economici del Paese: grande datore di lavoro, primo investitore privato in ricerca e sviluppo (tra 2 e 3 miliardi l’anno), primo contribuente dell’erario con 81,43 miliardi, con un export del 9%. Insomma, circa 3mila aziende con 275mila addetti che arrivano a un milione considerando quelli indiretti, e un peso sul Pil di oltre il 6%, dato che supera abbondantemente l’11% guardando al comparto allargato. Alla filiera italiana, poi, è da aggiungere la presenza sul mercato della case estere: danno lavoro a più di 100mila persone con un giro d’affari di 45 miliardi. Non sostenere l’intera industria dell’automobile porrebbe l’Italia in una posizione di inferiorità rispetto agli altri Paesi produttori dove, oltre ai bonus alle rottamazioni, sono stati erogati sostegni mirati al rilancio del settore.
Bonanni, poi, quando pone l’altro paletto («si utilizzino i soldi per l’innovazione, la ricerca e i motori puliti») dimostra di non essere aggiornato: tutte le case sono impegnate in questo ambito e il boom italiano delle motorizzazioni a metano e Gpl, insieme alla crescente diffusione dei veicoli ibridi, lo sta a dimostrare. Si informi meglio.