Il commento I voti dei cattolici? A chi sa governare

L’ultimo numero di Micromega pubblica un articolo firmato da sua eccellenza Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, il cui titolo proclama l’inconciliabilità tra cattolicesimo e berlusconismo. L’articolo, in realtà, non lo dice, però l’intestazione non è bugiarda. Se infatti per Monsignor Nogaro - e questo lo dice - esistono due chiese, quella di Ratzinger e di Ruini, prona al potere berlusconiano, e quella di Cristo, il titolista non ha fatto altro che tirare le conseguenze.
Ora, io conosco moltissimi cattolici veri, cristiani fino in fondo, umili e devoti, impegnati nel sociale con una capacità di dialogo con tutti di cui gli uomini raramente danno prova - almeno per quanto attiene la mia esperienza personale -, sia quelli di destra che quelli di sinistra; ebbene, questi cattolici che tanto bene hanno fatto e fanno alla mia vita votano Berlusconi. Posso precisare che conosco molti altri cattolici che detestano Berlusconi e sono altrettanto pii, devoti e attivi. Così come conosco tanti cattolici, sia di destra che di sinistra, berlusconiani e antiberlusconiani, che sono semplicemente dei farabutti. Questo non per difendere Berlusconi, che si difende da solo, ma per la brava gente, che per fortuna esiste dappertutto. Questa gente sa che la salvezza non viene dalla politica, che è materia difficile e controversa. Nessuno, lo scriveva già Sant’Agostino, può avere la pretesa di fondare sulla terra la Gerusalemme Celeste, che come dice la Scrittura discenderà direttamente dal cielo. Quelli che ci hanno provato - dai re assiri fino a Hitler e Stalin - hanno seminato soltanto guerra, miseria e orrori.
Berlusconi non ci ha mai provato. Alcune scelte del suo governo possono non piacere, però io proverei a tenere ben distinti l’operato personale di un leader (bunga bunga & Co.), e anche i possibili errori e nefandezze che possono aver compiuto uomini della sua coalizione, dal progetto politico che ha ricevuto il consenso dalla maggioranza della gente.
Non sono un politologo e non so dire se questo progetto sia ormai giunto al capolinea, come dicono alcuni. Quello che vedo è che tutti hanno paura: grandi idee politiche non si vedono all’orizzonte, e i grandi progetti alternativi non escono dalla nebbia di questo tempo incerto per tutto il mondo. Lo dico perché, se ci fossero, si manifesterebbero attraverso una vivacità culturale che invece non c’è. La confusione in cui viviamo ha contagiato purtroppo anche chi avrebbe una funzione critica nelle nostre democrazie post-moderne, e il caso di Monsignor Nogaro lo documenta. Dividere la Chiesa di Ratzinger da quella di Cristo genera confusione nelle persone semplici (che molti prendono per stupide ma non lo sono), così come genera confusione la mescolanza del piano politico con quello morale.
Quello che non vedo ancora è l’inizio di un serio dibattito su cosa significhi governare bene, come ricorda il meraviglioso affresco senese di Ambrogio Lorenzetti, l’Allegoria del Buon Governo. Un buon governo non ha la pretesa di sradicare il male dal mondo, ma solo quella di valorizzare le energie vive, dando loro la possibilità di crescere. Lasciamo stare le incompatibilità e moltiplichiamo piuttosto, anziché le comparsate sui diversi talk show (che producono ormai più odio che vera informazione), i luoghi di riflessione libera e possibilmente trasversale.
Personalmente provo molta difficoltà, in un tempo in cui le ideologie vere e proprie non esistono più, nel constatare come l’essere schierati costituisca sempre più una precondizione per l’impegno intellettuale. Per questo scrissi, anni fa, e lo penso ancora, che l’ultimo vero intellettuale italiano è stato Giorgio Gaber, che poteva permettersi di render conto non a questo o quel partito, ma solo al proprio pensiero.