Il commento L’intolleranza dei «tolleranti»

Quest’anno, a differenza del solito, non ho scritto una riga sul Festival di Sanremo sulle pagine liguri del Giornale. Dichiarazione che, già da sola, meriterebbe il ripristino della rubrica Ecchisenefrega, che usciva sul settimanale satirico Cuore per dileggiare chi scriveva cose di nessun interesse. Eppure, ripensandoci, val la pena di tornarci anche un mese dopo l’Ariston, perchè mai come quest’anno il Festival ci ha insegnato qualcosa. Oltre a dirci che la vincitrice delle Nuove Proposte, Arisa, è nata a Genova, ma ci è rimasta solo sei giorni e che la canzone più orecchiabile nasce a Levante e si afferma a Ponente: Biancaneve di Mario Lavezzi ed Alexia, spezzina doc, è la trionfatrice virtuale per il secondo turno sanremese in onde medie e modulazione di frequenza. E se lo merita sia per la musica leggera e fresca come una doccia; sia per la delicatezza del testo di Mogol e Lavezzi, che racconta l’amore tra una donna giovane e un uomo maturo completamente nelle sue mani; sia per la solita, straordinaria, prestazione vocale di Alexia. Che, ormai, non fa più notizia. Ma, per l’appunto, ora sono solo note a margine. Così come è passata in archivio la polemica sull’ingaggio di Bonolis: polemica facile e demagogica. Paolo è bravo, fa ascolti, fa incassare moltissimo in pubblicità e per otto mesi ha fatto anche il direttore artistico di Sanremo. E allora dov’è il problema se è stato pagato bene?
La polemica su cui voglio invece soffermarmi è invece un’altra. Che, anche se non sembra, c’entra moltissimo con Genova. Perchè è quella sulla canzone di Povia, Luca era gay. Ora, io credo che ognuno sia libero di vivere la sua sessualità come meglio preferisce. Ma, proprio perchè penso che la sessualità sia una cosa privata, spero che la sfilata del Gay Pride - che tanto inorgoglisce i nostri amministratori - non si trasformi nel vergognoso baraccone che abbiamo visto in altre edizioni, dove l’omosessualità si è trasformata nella caricatura dell’omosessualità, con tanto di omaccioni baffuti e pelosi in prima fila a braccetto di trans, come in un remake di un video dei Village People.
Nonostante l’ottimo segnale dato dagli organizzatori spostando la data ed evitando la pessima coincidenza con il giorno del Corpus Domini - circostanza di cui comunque occorre essere grati a chi ha messo una toppa a un grave errore di calendario - permettetemi di dire che ne farei volentieri a meno. (...)