Il commento L’Iran a Suez: ecco il dopo Mubarak

Guardiamole bene quelle due navi iraniane che sono entrate alle quattro del pomeriggio nel Mediterraneo. È uno spettacolo del tutto nuovo, ed è tutto dedicato a noi, europei, israeliani e americani, messo in scena per farci digrignare i denti: dal 1979 l’Egitto non lasciava passare dal suo prezioso corridoio le navi dell’Iran khomeinista, il Paese della rivoluzione sciita integralista e nemica acerrima del potere sunnita, se non di quello estremista di Hamas, dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda e altri compagni del genere. Adesso, invece, ecco il primo gesto dell’Egitto post-rivoluzionario: visto che l’alleato americano si è scansato appena la folla si è messa in marcia, il nuovo-vecchio potere militare immagina prudentemente nuove alleanze. Meglio non litigare con Ahmadinejad che riempie di lodi la rivoluzione egiziana. Anche i sauditi, anch’essi sunniti, non hanno mai avuto simpatia per l’Iran khomeinista, al contrario. Anzi, ultimamente si sono battuti per difendere Mubarak: il re Abdullah ha fatto una telefonata durissima a Obama per dirgli di non umiliare il suo amico. Ma il presidente americano l’ha abbandonato, ed ecco che anche i sauditi tastano nuove possibilità strategiche: le navi iraniane hanno fatto scalo, sembra, al porto saudita di Jedda.
Anche se l’Iran sostiene che non portano armi, le due navi sono una fregata classe Alvand, dotata di missili di vario tipo, e una nave appoggio di classe Kharg, assai grossa (33mila tonnellate) carica di chissà che; porta anche qualche elicottero, forse tre.
Una graziosa esibizione di forza, che si inquadra nel «Decennio del Fajr», quando, ricorrendo l’anniversario della rivoluzione, si mostrano tutte le acquisizioni migliori del regime. Il ministro dell’Energia si è vantato che l’Iran continui senza remissione a costruire la sua potenza atomica: Se qualcuno ancora non sapesse a che serve, Khamenei, rispondendo alla reazione di Israele al passaggio delle navi ha detto che «Israele è una nazione cancerogena». Insomma, da distruggere.
Tutto regolare, mentre Ahmadinejad esalta le rivoluzioni che finalmente metteranno il mondo musulmano sulla via del vero Islam e intanto scatena la Guardia Rivoluzionaria contro la propria popolazione che manifesta.
Ma di nuovo c’è che, dopo le rivoluzioni arabe, l’Iran lancia la sua sfida direttamente, e non attraverso gli Hezbollah o la Siria o Hamas come fa sempre. Si presenta armato di fronte alle coste di quel paese che dichiara a ogni passo di voler distruggere; il simbolo di tutto ciò che l’Islam deve dominare per costringere il mondo a un califfato universale che inghiotta l’Europa e poi l’America, intenzione più volte ribadita. E certo gli è ben presente che poco lontano cui sono le coste europee, le nostre coste giudaico cristiane.
Adesso con i loro missili, le navi iraniane si piazzeranno per un lungo periodo probabilmente nel porto di Tartus, in Siria, vicino agli Hezbollah cui portano probabilmente bei doni. Mentre transitano davanti a Israele tutto potrebbe accadere, un incontro ravvicinato fuor di controllo con la marina israeliana, un colpo scappato, diciamo così, per sbaglio... e fra qualche mese forse un rimescolamento di navi iraniane da guerra e la flottiglia (dicono fra le 50 e le 100 navi) programmata dall’Ihh turca e dai suoi amici per approcciare di nuovo Gaza!
L’Iran esprime, con Suez, una volontà indubitabile di spostare l’attenzione dalla sua piazza repressa senza pietà allo sberleffo internazionale. Ma si tratta soprattutto, per il regime di Khamenei e di Ahmadinejad, anche di una vera mossa di conquista: il Mediterraneo è fatto, specie con la enorme confusione libica, di equilibri delicatissimi, di limitazioni reciproche talora esplicite e talora sottaciute che certo però non comprendono l’ingresso di un elefante nella cristalleria. Ahmadinejad, così certo pensa lui, mette le sue navi sul muso di Israele e davanti al muso di tutti noi, e queste navi irridono alle nostre inutili sanzioni, e anche alle autentiche ispirazioni occidentali e democratiche che certo animano gran parte delle rivoluzioni in Egitto, in Tunisia, in Marocco, nello Yemen, in Bahrein, in Libia... incitano tutte le parti più estreme delle folle arabe a aderire a un’ideologia islamista, e soprattutto, promettono guerra. Non dovremmo permettere che questo accada. Dove è l’Unione Europea? E Obama, ci lascia sempre più soli?