Il commento La Lombardia non diventi il giardino dei no

(...) una delle più frequenti è quella ora addotta dalla Lega Nord, dal governatore Roberto Formigoni e dal sindaco Letizia Moratti: la presunta autosufficienza regionale. La Lombardia, cioè, non avrebbe bisogno di centrali perché sul suo territorio già si produrrebbe tutta l’energia che le serve. È uno strano argomento di inedito federalismo elettrico: come se ogni regione debba prodursi la propria energia e non di più e chi se ne frega delle altre.
Nessuno, però, ci spiega perché questo singolare ragionamento possa essere riferito alla regione e non, ad esempio, alla provincia, ente che proprio i leghisti considerano utilissimo e insopprimibile. Produce Milano tutta l’elettricità che le serve? Francamente non credo. Se la Provincia di Sondrio adottasse questo criterio di giudizio, chiuderebbe quasi tutte le centrali idroelettriche della Valtellina, lasciando al buio Milano e fermando molte industrie lombarde. Così come non dovrebbe fare scandalo il rifiuto, ad esempio, dei pugliesi di ospitare un impianto di gassificazione del metano liquido: a loro tutto quel gas non serve. E se una regione, invece, ha la sventura di non essere autosufficiente, da dove la prende l’energia se ogni altra si produce solo quella che le serve? Il fatto grave, di cui questo traballante argomento sembrano non tenere conto, è che l’Italia nel suo complesso è molto lontana dall’autosufficienza ed è, anzi, forte importatrice di energia che paga a caro prezzo - anche, ad esempio alla Francia che la produce nelle sue 60 centrali nucleari. La nostra bilancia energetica, infatti, è in vertiginoso passivo. E poi, siamo certi che ogni regione sia nelle condizioni, a cominciare da quelle territoriali e ambientali, di produrre autonomamente l’energia che le serve?
D’altra parte non possiamo fingere di ignorare che ci troviamo, soprattutto a Milano e in Lombardia, in una impegnativa stagione preelettorale. La paura dell’orco nucleare è un sentimento pre-razionale largamente diffuso: dichiararsi a favore dell’installazione di centrali nucleari sul nostro territorio più costare un po’ di voti. Perciò, forse, il momento scelto dal nuovo ministro per lo Sviluppo economico, il milanese Paolo Romani, per annunciare la possibilità di costruirne un paio in Lombardia non è stato dei più felici. Formigoni e Moratti sono stati quasi costretti, per esigenze elettorali, a dirsi contrari. Forse bastava aspettare qualche mese per avere reazioni diverse. Anche se non possono essere considerazioni grettamente elettoralistiche a condizionare gli approvvigionamenti energetici di un Paese industriale. Insomma, il famoso acronimo Nimby, Not in may back yard, non nel mio cortile, con cui gli anglosassoni indicano il rifiuto di ospitare in casa propria qualcosa di scomodo ma necessario, da noi ora diventa ora Nimr, Not in my region, non nella mia regione. Non mi sembra un passo avanti.