Il commento La Marta che ci piace

di Massimiliano Lussana

So già che è bastato il titolo a far venire l’itterizia a molti lettori. Ma, visto che l’altro giorno abbiamo titolato «La Marta che non ci piace» - proprio perchè non abbiamo altri padroni che l’onestà intellettuale e il piacere di guardarci allo specchio ogni mattina senza vergognarci - oggi, mentre ri-critichiamo il Comune per la delibera sui bimbi rom, dobbiamo anche dare al sindaco quello che è del sindaco. Soprattutto se non cederà alle pressioni per fare marcia indietro rispetto all’ordinanza sul decoro urbano.
Succede che il Comune di Genova ha presentato un’ordinanza sacrosanta in cui si dice che non si fa la pipì per strada, che non si bivacca in giro per la città, che piazza De Ferrari non è un camping, che i gradini del Ducale non sono seggiolini per un barbecue (all’interno, ci pensa la vigilanza privata che, dopo l’avvento di Luca Borzani alla presidenza della Fondazione per la cultura, è severissima e controlla in continuazione porticati e scale) e che le strade del centro non sono il comodo succedaneo di tavolini di un ristorante a cielo aperto.
In una parola, succede che il Comune di Genova ha scelto di darsi norme in materia di decoro urbano degne di una città europea. E succede anche che, mentre la Lega esulta e Francesco Bruzzone si dice pronto, al netto della moschea, a dare una tessera onoraria al sindaco Vincenzi, le frange più di sinistra della coalizione - da Rifondazione al Pdci, come hanno raccontato con dovizia di particolari i nostri Monica Bottino e Federico Novella, ieri in prima pagina nazionale - sparano a pallettoni dialettici contro Marta.
Ora, sinceramente, a me i rischi sembrano solo due. E chiaramente non sono quelli paventati dai comunisti di ogni ordine e grado e cioè «che si colpiscano i deboli» e che si varino misure «liberticide». Gli unici rischi, invece, sono proprio di segno opposto: il primo è che Marta faccia marcia indietro privilegiando le ragioni dell’alleanza politica che l’ha portata sulla poltrona più alta di Tursi a quelle della logica. Il secondo è che l’ordinanza resti un editto, ma che non sia applicato. E proprio questo sarebbe il fatto più grave. Anche perchè il sindaco ha spiegato chiaramente che l’ordinanza sarà anche interpretata dai vigili e non saranno colpiti coloro che dimostrano buona educazione e comprensione delle ragioni del decoro e della civiltà. Insomma, «non concentreremo la nostra azione contro chi mangia un panino in modo civile, ma contro chi ad esempio consuma un pasto lasciando i rifiuti in giro».
Se non verrà ritirata (come è difficile), annacquata (come è possibile) o indebolita (come è probabile) - e a quel punto criticheremo pesantemente il sindaco - quella della Vincenzi è un’ottima ordinanza. E ci piace pensare, anzi ne siamo praticamente certi, che nasce anche dall’attenta lettura del Giornale da parte di Marta, dalle nostre critiche e dalle nostre sollecitazioni.
E crediamo che sia la migliore risposta a tutti quelli che storcono il naso di fronte alla nostra attenzione per il sindaco e all’equilibrio con cui cerchiamo di valutare il suo operato. Fosse servito anche solo a questo - a migliorare il tragico decoro urbano di Genova - ripeterei non una, ma mille volte, il mio elogio (beninteso, sulla specifica questione, non su tutto, ci mancherebbe altro) alla Vincenzi. Se qualcuno preferisce le urla, questa non è la sede adatta.