Il commento Marta e la legalità a due velocità

Giusto una settimana fa, leggendo alcune dichiarazioni del sindaco di Genova Marta Vincenzi sul Secolo XIX, ero andato in brodo di giuggiole.
No, non ero impazzito. Sentite un po’ qui: «I furbetti? Non ce li possiamo più permettere. Non vorrei passare per Torquemada, ma sono stanca di strade e luoghi dove ognuno ritiene di poter fare qualsiasi cosa». Marta parlava, in particolare, di coloro che fanno false dichiarazioni Isee e così evadono - oltre che le tasse, spesso - anche i pagamenti di mense scolastiche e asili. E nella sua bellissima esternazione, da me condivisa alla virgola, la signora sindaco diceva anche chiaro e tondo che chi sale sull’autobus deve pagare il biglietto: «Bisogna colpire i portoghesi e fare funzionare i tornelli. Non credo che ci siano, in Italia e in Europa, bus e metro ai quali accedere senza pagare».
Parole sacrosante che - ripeto - condivido alla virgola. Parole, anzi, che mi piacerebbe sentir ripetere qualche volta di più anche da qualche esponente del centrodestra (sono rimasti pochissimi, fortunatamente) che ha ancora un qualche giustificazionismo nei confronti dell’evasione fiscale. La migliore risposta per tutti loro è l’operato di Giulio Tremonti al ministero dell’Economia e della Guardia di Finanza, mai così efficace come negli anni di quest’ultimo governo Berlusconi. Alla faccia della leggenda metropolitana secondo il quale tutti i moderati vedrebbero con simpatia gli evasori.
Il problema è che tanto amore (sacrosanto, e tre) di Marta per la legalità, che si estende giustamente ai parcheggi in seconda fila, varie ed eventuali, svanisce di fronte ad altri abusi: ad esempio, ai centri sociali okkupati, a cui si pagavano addirittura le utenze. A proposito, se c’è qualcuno interessato, gli lascio anche gli estremi delle mie bollette.
Come se, per la sindaco, la legalità funzionasse a giorni alterni, come le targhe. Indignazione (giustissima, e quattro) nei confronti dei serbi di Ivan che imbrattano il Ducale e silenzio sugli anarchici che imbrattano lo stesso Ducale con scritte contro gli alpini immediatamente dopo che è stato ripulito dalle scritte serbe, con apposite e costose squadre dell’Amiu.
Così come è incredibile che, ieri, in pochissimi si siano sentiti di solidarizzare con l’assessore provinciale Paolo Perfigli e quello comunale Giovanni Vassallo (fra parentesi, il più bravo della squadra di Marta), oggetto di lancio di letame da parte di un gruppo di «studenti» che manifestavano contro la riforma. In tutta la giornata, hanno avuto il coraggio di farsi sentire solo il deputato Pdl Roberto Cassinelli, i capi dei giovani pidiellini liguri Alessandro Gianmoena e Alessandro Parino e il consigliere comunale di Futuro e Libertà Giuseppe Murolo, talmente bravo da non sembrare finiano.
Tutti gli altri in silenzio. Anche la sindaco. Proprio sicura di essere «stanca di strade e luoghi dove ognuno ritiene di poter fare qualsiasi cosa?». Sempre?