Il commento Mesi decisivi per la «spallata» ai talebani

Per Afpak, l'acronimo coniato da Obama per sottolineare quanto siano strettamente legate le situazioni di Afghanistan e Pakistan, questa è stata una settimana di svolta. I presidenti dei due Paesi, Karzai e Zardari, entrambi considerati alleati un po' scomodi e non sempre in sintonia tra loro, si sono recati insieme alla Casa Bianca per prendere personalmente conoscenza dei piani della nuova amministrazione. Entrambi sono tornati a casa convinti che il presidente, nonostante i dubbi di una parte dei suoi collaboratori e l'appoggio non troppo convinto di alcuni alleati, è deciso a portare fino in fondo la guerra contro i talebani su entrambi i lati della frontiera e richiede immediatamente, in cambio dei sostanziosi aiuti americani, un maggiore impegno sia da Kabul, sia da Islamabad. I risultati si cominciano già a vedere: l'esercito pakistano, per anni accusato di inerzia nei confronti degli islamisti che hanno preso il controllo delle Zone tribali e della Regione del Nord-Ovest ai confini con l'Afghanistan e ultimamente si erano spinti fino a cento chilometri dalla capitale, ha lanciato una massiccia offensiva per ricacciarli indietro. In queste ore, l5mila militari stanno cercando di espellere circa 5.000 talebani che, dopo avere violato i termini di una tregua conclusa in febbraio, stavano imponendo la loro legge nella provincia di Swat; e se questa operazione sarà coronata da successo, dovrebbero proseguire l'avanzata fino a quelli che sono ritenuti i santuari di Al Qaida, a ridosso della frontiera. L'obiettivo finale è non solo di privare l'organizzazione di Bin Laden dell'acqua in cui nuotare, ma anche di togliere ai talebani afghani il retroterra da cui lanciano i loro attacchi. Tuttavia, non mancano gli scettici. C'è chi osserva che i talebani hanno messo radici profonde in tutte le tribù Pashtun che vivono a cavallo della frontiera - 40 milioni in tutto - e che con la sola forza militare non si risolverà nulla. Inoltre, la strage di un centinaio di civili compiuta questa settimana dall'aviazione americana nella provincia di Farah ha reso nuovamente difficili i rapporti tra il corpo di spedizione della Nato e la popolazione afghana, senza la cui collaborazione sarà difficile anche per i 17mila uomini di rinforzo spediti da Obama stabilire un controllo del territorio sufficiente a garantire la regolarità delle prossime elezioni presidenziali. Comunque, è ormai chiaro che nella seconda metà del 2009 Obama tenterà di dare la spallata decisiva, attraverso una attacco concentrico - la Nato da ovest, l'esercito pakistano da Est, gli aerei senza pilota dal cielo - ai santuari degli estremisti: poi, una volta garantito un certo controllo su entrambi i lati della frontiera, e conquistata così la fiducia della popolazione, si potrà procedere alla fase della ricostruzione e degli aiuti indispensabile a garantire una soluzione a lungo termine.