Il commento Non sciupiamo questi momenti

di Elia Pagnoni

Dov’è la vittoria? La gente del rugby, cantando l’inno, se lo chiede sempre più spesso. Portiamo ottantamila persone in tre partite a vedere la nazionale, cifre inimmaginabili fino a dieci anni fa, e le mandiamo a casa regolarmente con l’amaro in bocca, per una squadra che non riesce mai a regalare un successo significativo ai suoi tifosi. Abbiamo fatto un piccolo miracolo quest’estate in Argentina, è vero, ma proprio per questo ci si aspettava qualcosa di più da queste tre sfide, soprattutto da quella non impossibile con gli isolani del Pacifico. E invece no, tre sconfitte senza attenuanti e soprattutto senza prospettive, perchè, visti gli appuntamenti del 2009, la strada sarà sempre più in salita.
L’Italia del rugby (la nazionale, intendiamo, non il movimento) sta vivendo un momento eccezionale, sta diventando un fenomeno di primo piano, perchè il rugby piace, perchè i suoi valori conquistano. Ma alla lunga non si potrà continuamente sostenere questa teoria per attirare la gente. Forse servirà anche un piccolo sforzo nella direzione dei risultati. Altre nazionali vivono ciclicamente periodi bui, ma ogni tanto piazzano qualche impennata. Il rugby no: pretende che ci si accontenti sempre dell’onorevole sconfitta, come vent’anni fa quando gli azzurri erano veramente un manipolo di dilettanti. Ma oggi no, visto che giocano quasi tutti all’estero e in squadre di primo piano, sotto i riflettori e sopra i calendari.