Il commento Un’opera lasciata in balia degli incivili

Se li avesse visti Sgarbi, quei cavalli in pezzi come cartapesta sulla montagna di sale annerito dalle poco calcistiche pedate, certo avrebbe ironizzato sulla «fragile consistenza» dell’arte contemporanea, perché forse anche i venerandi Bronzi di Riace avrebbero opposto più resistenza ai tifosi esuberanti. Se invece fosse passato il leghista Borghezio avrebbe forse dovuto rivedere le sue teorie sulla geografia del senso civico visto che a Napoli, nel 1996, quella stessa montagna è rimasta candida e intonsa per tutta la durata della mostra. È vero che lì non c’erano scudetti da festeggiare, ma il vandalismo evidentemente non ha carta d’identità o, come direbbe lui, passaporto. E poco consolatorio per gli amanti dell’arte (anche quella contemporanea) appare il beau geste della società milanista offertasi signorilmente di risarcire i danni materiali dei propri fan. Ciò che invece è apparso inquietante, soprattutto riguardando le foto della folla degli esuberanti «scalatori», è stata l’assenza (o assoluta inefficienza) di una qualsiasi guardianìa a tutela dell’opera, in previsione (quasi certa) dei festeggiamenti in piazza. Non tanto per rispetto all’artista Paladino il quale, visto che si ispira sovente al mito greco, la prossima volta farebbe meglio a realizzare le sue sculture monumentali con materiali eterni: vedere i suoi bronzei cavalli sbriciolati come cartapesta non è, come si suol dire, un bell’effetto. Ben più grave sarebbe stata però la sorte dei tifosi urlanti se durante la festosa scalata avesse improvvisamente ceduto la struttura in legno su cui gli assistenti dell’artista hanno incollato il sale, non essendo ovviamente la montagna una vera montagna e non avendo lo scultore previsto che potesse ospitare discese libere o slalom giganti. Qualcuno tra le decine di tifosi arrampicatisi sarebbe certamente finito in ospedale o peggio, e adesso non staremmo qui soltanto ad aspettare che arrivino nuovi purosangue di bronzo o di polistirolo. Eppure quella montagna era un bersaglio scontato, mica come il dito di Cattelan dove, per arrampicarsi, servono uomini veri. Eppoi lui (mica scemo) ha usato il marmo di Carrara...