Il commento Proteste di piazza, il Pakistan scivola verso il caos

Proprio nella settimana in cui Obama si appresta ad annunciare il suo piano per contrastare l'offensiva dei talebani in Afghanistan, il Pakistan, che nella visione della nuova amministrazione dovrebbe dare un contributo decisivo a questa lotta, rischia di precipitare nel caos. La decisione del governo Zardari di escludere il capo dell'opposizione Nawaz Sharif e suo fratello dagli uffici pubblici ha scatenato un’ondata di proteste che dovrebbe culminare domani in una marcia sulla capitale Islamabad e in un presidio davanti al Parlamento, con l'obiettivo di ottenere sia la revoca del provvedimento, sia la reintegrazione del presidente della Corte suprema Chaudhry, cacciato a suo tempo da Musharraf. Il governo sta cercando di impedire la manifestazione con arresti di massa e blocchi stradali, e nonostante un tentativo di mediazione da parte americana, sembra deciso a non scendere a compromessi. Sebbene il comandante in capo, generale Kayani, sia considerato un moderato, il timore è che, di fronte alla prospettiva di una guerra civile le Forza armate, che hanno governato il Paese per più di metà dei suoi 61 anni di vita, tornino a intervenire e mettano fine al nuovo esperimento democratico.
Per quanto impopolare e tacciato di corruzione, per Washington Zardari rimane l'uomo più affidabile per intensificare la lotta contro gli estremisti islamici che controllano le regioni di frontiera con l'Afghanistan, ospitano i capi di Al Qaida e consentono ai loro alleati talebani di usare questa fetta di Pakistan come base per le operazioni contro le truppe della Nato. Il piano di Obama, infatti, prevede un forte aumento degli aiuti militari e finanziari al Pakistan, a patto che queste risorse vengano effettivamente utilizzate per la guerra ai fondamentalisti e per un rinnovato tentativo, ispirato alla dottrina Petraeus, di staccare i moderati dall'ala dura del movimento più legata a Osama Bin Laden. Sharif è invece sospettato di segrete collusioni con gli islamisti per cercare di sostituire Zardari nella guida del Paese.
Richard Holbrooke, l'inviato speciale di Obama nella regione, giudica la collaborazione del Pakistan e il ripristino del controllo di Islamabad sulle province di frontiera indispensabili per sconfiggere l'insurrezione talebana in Afghanistan. Ma, perché il piano funzioni, è necessario che il Paese abbia un governo stabile, capace di emarginare i numerosi simpatizzanti di Al Qaida presenti soprattutto nei servizi segreti e di intensificare una campagna militare che finora è stata condotta senza grande convinzione. Oggi, anche se Zardari dovesse prevalere nel suo braccio di ferro contro Sharif, queste condizioni non esistono e il Pakistan, potenza nucleare dotata di 50 bombe, sta diventando ogni giorno di più una polveriera pronta a esplodere.