Il commento Quando la città volta la faccia

(...) di chi ha denunciato le loro scorribande, le loro prevaricazioni, le loro violenze. Sono tornati per punire chi ha osato denunciarli, chi non ha abbassato la testa davanti alle loro prepotenze. Come fa la mafia, come fece Cesare Battisti con il macellaio Lino Sabbadin e il gioielliere Pierluigi Torregiani, «colpevoli» di aver reagito a una rapina.
Fu questa indifferenza - che in alcuni settori della società, dove ci si sente più intelligenti e illuminati, era ed è addirittura simpatia - che allevò in culla il terrorismo di sinistra. Possibile che tutti si siano già dimenticati delle decine e decine di morti lasciati in una pozza di sangue sulle strade della nostra città? Nessuno ricorda i magistrati Emilio Alessandrini e Guido Galli, il commissario Luigi Calabresi, l'avvocato e consigliere provinciale del Msi Enrico Pedenovi, il giornalista Walter Tobagi? E i poliziotti, i carabinieri, le guardie carcerarie ammazzate in nome di una presunta rivoluzione per abbattere una presunta dittatura?
Eppure dopo l'assalto alla Cusl, seguito alla «liberazione» dei due giovani «eroi» che erano stati fermati dalle forze dell'ordine durante la manifestazione contro la riforma Gelmini, ma che, ovviamente, sono stati rilasciati dai magistrati dopo nemmeno 24 ore, non c'è stata alcuna presa di posizione, alcuna dichiarazione da parte dei politici milanesi.
A Milano dunque si può tranquillamente assaltare una libreria, sfasciare tutto ciò che vi si trova dentro, fare centinaia di fotocopie e pestare chi ti presenta il conto senza che succeda alcunché.
Ci si indigna, ed è giusto e sacrosanto, se viene picchiato un gay soltanto perché è gay, ci si indigna, e questo non lo trovo né giusto né sacrosanto, ogniqualvolta viene sgomberato un campo rom. Ma nessuno si indigna se vengono pestati dei ragazzi di Comunione e Liberazione. Tacciono i politici, tacciono i quotidiani: soltanto «il Giornale» e «Libero» hanno dato spazio alla notizia della spedizione punitiva in Statale.
Attenta Milano a non vedere, non sentire, non parlare come hai fatto quarant'anni fa quando sei andata incontro agli anni di piombo col sorriso sulle labbra. Attenta a sottovalutare le tante analogie fra quello che sta accadendo oggi e quello che accadde allora.