Il commento Quelle liste non sono prove di un reato

(...)Un timore, il suo, più che comprensibile in un Paese dove i processi, prima ancora che nelle aule dei tribunali, si celebrano di buon grado sui giornali e nei talk show televisivi, e dove le archiviazioni, rispetto alle indagini o alle semplici illazioni, meritano tutt’al più un trafiletto a piè di pagina. Di lettere ai giornali, su questo ennesimo caso di Affittopoli, ne arrivarono d’altronde anche prima della pubblicazione dei «Mille», come l’excusatio non petita al Corriere della Sera da parte della compagna del candidato Pisapia. Anch’essa giustificando regolarità procedurali e l’assenza di corsie preferenziali nell’accedere all’immobile, ma evidentemente ben consapevole delle conseguenze politiche che di lì a poco la sua posizione avrebbe provocato.
Un calderone variegato appunto. Tra questi italici «Mille», non ce ne voglia Garibaldi, c’è sicuramente chi ha bellamente approfittato per posizione politica o amicale di un sistema bacato al suo interno che ha permesso sino ad oggi di beneficiare, senza controlli, gli abitanti con i redditi più alti e non le famiglie o gli studenti, costretti a fuggire verso l’hinterland perchè strozzati da un caro-affitti che vede Milano al 42mo posto nel mondo dopo Tokyo, Londra, Dubai, Parigi e Honolulu. Ma c’è sicuramente anche chi, con un cognome meno famoso e senza santi in paradiso, ha fatto la coda come gli altri e paga l’affitto (quasi) come tutti quanti. Costoro dormano sonni tranquilli anche perchè, da Milano a Lampedusa, a vergognarsi sono in genere soltanto gli onesti.