Il commento La rabbia libertaria di chi difende lo Stato

Lo chiamano fascista e lui se la ride. Nell’arena di Annozero scuote il capo, fa fumare le narici, mostra i canini, si alza e punta Santoro, alza le braccia, si indigna e difende la dignità proletaria dei suoi soldati. Ignazio La Russa senza dubbio esagera, ma lo fa perché convinto di difendere la libertà degli individui. Non è uno che quando serve si preoccupa di non dare spettacolo. Se attaccano i valori fondamentali dell’uomo non puoi stare zitto. Così quando lo studente di scienze politiche, con l’arroganza del maestrino, rivendica il sacco di Roma, la lotta violenta senza quartiere, la minoranza università che si arroga il diritto di parlare per tutti e definisce il 14 dicembre 2010 una data storica, emblematica, il ministro perde le staffe: «Vigliacchi, siete vigliacchi, vi coprite il volto per colpire dei ragazzi che si guadagnano il pane, vigliacchi, vigliacchi. Ancora vigliacchi». Sembra non finirla più. Di Pietro e i centri sociali l’unica parola che sanno usare è il vecchio e abusato «fascista». Ed è come ripiombare negli anni ’70.
Solo che questa volta bisogna dirlo ad alta voce e senza vergognarsi. Chiamate La Russa come volete, ma la sua rabbia è libertaria. È libertario perché difende la città contro la devastazione dei vandali. È libertario perché pensa che se uno parcheggia sul Lungotevere non è normale che ritrovi la sua auto in fiamme. È libertario perché si preoccupa dell’individuo minacciato dall’aggressione delle «camicie nere», quei ragazzotti con il casco a coprire occhi e dignità che pensano di essere moderni ma sono solo l’ultima edizione dei manganellatori in rosso o in nero. È libertario perché pensa che ci sono studenti che non vedono nessun orizzonte e per questo combattono ogni giorno per costruirsi il proprio futuro. Non vanno in piazza, ma cercano idee. È libertario perché se deve scegliere tra i figli del popolo in divisa e i figli di papà in kefiah non ha dubbi da che parte stare. La stessa di Pasolini. È libertario perché non ne può più dei luoghi comuni sulla rivoluzione
È libertario perché non sta dalla parte di Adriano Sofri e Francesco Berardi detto Bifo. Non crede che il futuro sia sempre e solo quello che loro dal lontano passato si ostinano a spacciare come liberazione. Non crede che prendere il mondo per il bavero significhi sfasciare le vetrine. È disposto a capire anche la rabbia e la voglia di farsi sentire, ma non quella della violenza e della distruzione. La Russa è libertario perché non ce la fa a fare professione di nichilismo. È libertario perché se alza la voce lo fa senza trucchi e inganni e si prende in faccia anche la figuraccia poco istituzionale in diretta tv. Meglio lui comunque di chi sussurra e sorride facendo da furbetto un giornalismo partigiano, non nel senso di resistenza ma di disinformazione.
La Russa è libertario perché dialoga non con il distacco che impone il suo ruolo di ministro della Repubblica ma con il colore dell’uomo della porta accanto. È libertario perché non ha paura di una minoranza di intellettuali che hanno visto il mondo solo e sempre dall’alto in basso. La Russa è libertario anche quando esagera e ti viene voglia di dire: «Ministro, si sieda».