Il commento Il reato del Cav? Regalare soldi alle donne

Si fa ma non si dice. Così almeno appare un nome noto, sottoposto, in una puntata della «Pupa e il secchione», all’attenzione di Francesca Cipriani, una promettente show girl, spiritosa e forse autoironica che si presentò alla trasmissione essendosi fatta gonfiare i seni fino all’ottava misura, in una dimensione pop che sarebbe piaciuta al grande fotografo David Lachapelle. Tutti l’hanno vista alla televisione ma è sembrato naturale associarla a una prostituta non appena ha varcato la soglia della villa di Berlusconi ad Arcore. In un mondo normale si sarebbe pensato che essa andasse naturalmente attratta e naturalmente interessata dal padrone delle televisioni, così come, senza prostituirsi, Santoro va da Garimberti (non padrone ma presidente) o Costanzo dallo stesso Berlusconi. La violenza dell’infamia ha mortificato la spinta naturale ad andare dove si spera di essere considerati o semplicemente protetti. Ciò che tutta la vita ha fatto Fini con Almirante e Casini con Forlani. Prostituti? No. Interessati.
Restituendo dignità alla decisione di una donna di fare carriera nel mondo dello spettacolo nei termini da lei decisi possiamo ricordare, come dimostrazione del pudore della Cipriani, la battuta con la quale dopo il lento e faticoso riconoscimento del volto di Bocchino propostole in fotografia: «Bocchino? Ma si può dire?». Proferita la tortuosa parola dalle ilari labbra, subito se ne ritrasse, come spaventata, per senso del pudore. Eppure Bocchino, Italo Bocchino, è un fervido e battagliero deputato che si distingue per la sua crociata contro i vizi perseguendo l’obiettivo dell’incondizionato rispetto per la legalità. L’altra sera ad «Annozero» ha rielaborato un sacrosanto principio rispondendo all’onorevole Bernini che indicava nel Tribunale dei ministri l’istituzione naturale per processare Berlusconi: «Il giudice non sceglie l’imputato come l’imputato non sceglie il giudice». Belle parole. L’imputato Berlusconi. Ma imputato di quale reato? Un reato che vale solo per lui. Per compierlo infatti occorre chiamarsi Silvio ed essere presidente del Consiglio. I capi di imputazione sono due: concussione (ma per compierla occorre un concusso, cioè qualcuno che tragga vantaggio dal concussore. Ma il concusso non esiste, come non esiste il reato di «telefonata». Io, contando sulla mia autorità o autorevolezza, chiedo un favore, una gentilezza senza costringere o forzare, senza pagare. Chi ascolta la mia richiesta è libero di soddisfarla o di respingerla), prostituzione con minorenne (e qui non è in gioco la consapevolezza indimostrata dell’età della ragazza ma il dato oggettivo che le prestazioni delle prostitute hanno un valore certo di mercato). Come abbiamo già detto sono generalmente prestazioni secche che non prevedono né confidenza né conoscenza e pagando le quali ti liberi da ogni legame o dipendenza come quando si paga un conto al ristorante. Se la prestazione è plurima o multipla diventa una relazione, configura un rapporto che prevede un mantenimento o regali come una moglie o un’amante. Può essere mantenuta un’amante? E ha il buon diritto di non essere ritenuta una prostituta? Di più. L’eccesso di elargizione stabilisce lavori fuori mercato. Una fellatio costa fra i 30 e i 50 euro, il rapporto completo può arrivare a 500, in un tempo limitato. Ma settemila, diecimila, trentamila sono una donazione libera e liberale fuori da qualunque truffa ma molto desiderabile e che niente ha a che vedere con la prostituzione. Un caffè costa un euro, ma se io lo pago mille non pago il caffè, faccio una donazione. Ogni dazione, compresa quella di una prostituta risponde a determinate regole e a precise tariffe. Un mercato fatto di domanda e offerta: ogni prestazione ha un prezzo determinato (altra cosa sono stipendi, onorari determinati da rapporti continuativi). Dunque il reato non c’è. Ma soprattutto non c’è il diritto di uguaglianza davanti alla legge. Ma anche se dovessimo, contro ogni evidenza, ridurre la dimostrata relazione umana, forse sentimentale, fra Berlusconi e Ruby a una forma di prostituzione, o di prestazione profumatamente pagata, dovremmo concludere che quel mestiere o inclinazione non è stato offerto al solo Berlusconi che diventerebbe, a evidenza, non cliente ma amante esclusivo, bensì a molti altri potenziali e reali clienti. Se Ruby era prostituta non lo era in esclusiva ed era disponibile a offrirsi, come ogni prostituta a chiunque la pagasse profumatamente. Ottocento euro? Ottocento euro. Mille euro? Mille euro. Le improvvide intercettazioni rese pubbliche lo indicano in modo chiaro. Nulla di più facile che identificare attraverso i tabulati telefonici altri clienti. E dove sono? E come mai non sono indagati? Se un reato è perseguibile per querela di parte ma per l’obbligatorietà dell’azione penale, perché tutti quelli che l’hanno compiuto non sono indagati? Perché l’imputazione, secondo il rito ambrosiano presuppone che chi ha compiuto il reato sia anche presidente del Consiglio e in Italia ce n’è uno solo. Questa evidente disparità toglie fondamento all’indagine e stabilisce una evidente discriminazione che contraddice il nobile principio espresso da Bocchino (si fa per dire): l’imputato non sceglie il giudice ma il giudice sceglie l’imputato. A parità di reato si persegue con ostinazione e determinazione solo uno. Imputato in quanto presidente del Consiglio.
Non ci siamo, occorre che il governo e il Parlamento, poteri autonomi, rifiutino la soggezione all’ordine che vuole sottometterli, che pretende di processare e possibilmente condannare non chi ha compiuto (come dimostratamente tanti) un reato, ma chi lo ha compiuto nella veste di deputato e di presidente del Consiglio. Una palese violazione. Una indagine ad personam, una procedura illegale, una inesistenza dei capi di imputazione se non pregiudizio che diventino tali perché li ha compiuti Berlusconi. Qualunque altra persona ricca, potente, attraente, generosa sarebbe considerata nella logica dei comportamenti umani per cui una donna povera e desiderosa di successo frequenta un uomo ricco e potente. O Sandra Milo era una prostituta? O Marina Ripa di Meana era una prostituta? O Carmen Di Pietro era una prostituta? Giudichino gli italiani e le italiane. Perché i giudici e Bocchino hanno perso la testa.