Commento La rivincita dei Fantozzi

Vista da quaggiù, zona ceto medio, questa è una buona giornata. Nessuno di noi, neppure il Fantozzi più amaro, è contento per i guai dei Boldi e dei Vaschi Rossi: abbiamo una nostra etica, sappiamo che tutti hanno il diritto di spiegare. Non solo. Siamo talmente illuminati, da non provare odio per la ricchezza in quanto tale. Lasciamo volentieri questi rancori demagogici ai Robespierre dei salotti buoni, quelli che odiano la ricchezza, gli agi, il benessere degli altri, non i propri. Noi contribuenti normali odiamo in un altro modo: non la ricchezza, ma la ricchezza furba, ingorda, insolente. La ricchezza che pretende persino di non pagare le tasse. Così pensiamo noi: il denaro e il lusso non sono una colpa, tanto meno un reato. L’evasione è una colpa e un reato.
Sembrano concetti molto elementari, ma è bene ribadirli. Nessuno, quaggiù, ce l’ha con chi si può permettere lo yacht o la Ferrari: beato lui e finita lì. Però non possiamo negare che gli accertamenti avviati dai Tremonti-Boys nei nostri porti, così come la stessa multa record di 791mila euro inflitta in Svizzera a uno svedese beccato a 300 orari (ovviamente non su Panda e neppure su Bmw 320), ecco, non possiamo nascondere che queste coincidenze ci abbiano provocato un sottile piacere. Sottile, ma molto grande.
C’è una domanda che ricorre sempre nelle discussioni dotte o ridotte sull’eterna questione fiscale: anziché aumentare le tasse a me, che ogni mese vengo vampirizzato già all’origine in busta paga, perché non vanno a controllare chi sta sulle barche di Rapallo o chi tiene le Ferrari nel box? Finalmente, ci vanno. Si potrebbe fare di più, ma almeno cominciano a farlo. C’è tutta una prateria inesplorata, nei porti d’Italia e della Costa Azzurra, che può davvero servire ai Tremonti-Boys come buona base di censimento. Senza malizia, senza accanimenti draconiani, senza odio di classe: basta accertare. Se Boldi ha la barca ed è in regola, viva Boldi. Punto. Ma se Pippo Citrulli ha la barca e al fisco risulta indigente, a noi del prelievo alla fonte girano pesantemente gli scaglioni. Questo, Tremonti l’ha capito benissimo: difatti girano anche i suoi uomini. Insistendo, forse arriverà il giorno in cui la vera manovrina nei porti non la farà il marinaio Cecco all’attracco, ma il bilancio dello Stato.
Nell’attesa di questo giorno, onore al multone svizzero. È un esempio sublime di come il sistema possa tendere a un’equità vera: la multa, nella terra di Milka, viene inflitta tenendo conto del reddito di chi sgarra e della gravità di reato. Noi del ceto medio italiano l’abbiamo sempre sostenuto: X euro di multa non penalizzano il figlio di papà che supera i 130 sulla decappottabile quanto il pensionato che li supera sulla Punto. Il figlio di papà ci ride, il pensionato ci piange.
Noi del ceto medio, nei nostri studi universitari (esame «Scienza delle finanze»), abbiamo imparato che un sistema fiscale perfetto e infallibile non esiste. Ma abbiamo imparato pure che qualcosa di meglio del nostro è possibile. Così per dire: da noi lo svedese volante sarebbe finito come Fabrizio Corona. Multa patetica, ritiro patente, e il giorno dopo di nuovo in giro a 300, bello come il sole.