Il commento Se Burlando s’innamora di Fini

di Massimiliano Lussana
Oggi, di mio, scriverò pochissime righe. Il resto, lo cedo volentieri al presidente della Regione Liguria Claudio Burlando che, nei giorni scorsi, in un'intervista al Secolo XIX, ha firmato un'ode a Gianfranco Fini. Quasi una dichiarazione d'amore per il presidente della Camera. Lo stesso che salutò Giorgio Almirante con un articolo sul Secolo d'Italia e con un'orazione funebre in cui spiegava che non lo avrebbe mai tradito e che avrebbe portato avanti la sua tradizione fascista ed ora è quello del «male assoluto». Lo stesso che firmò la legge Bossi-Fini e che ora è il teorico dell'accoglienza assoluta. Lo stesso che «siamo la coppia più bella del mondo» e che ora non ama troppo Berlusconi.
Ovviamente, tutte queste posizioni sono legittime. Ma fa specie che l'elogio dell'elogiatore della tradizione storica mussoliniana venga da uno come Burlando che fa professioni di antifascismo tre volte al giorno, prima e dopo i pasti. Insomma, c'è qualcosa che non va. O in Burlando. O in Fini. O in tutti e due.
Ma mi sono già dilungato troppo. La parola al presidente della Liguria: «Ho trovato condivisibile, nel discorso di Fini a Bastia Umbra, il riferimento alle grandi personalità politiche che hanno segnato la Repubblica. Ha citato Moro, Berlinguer, Almirante e La Malfa. Non ha fatto alcun riferimento a Craxi, Forlani, Andreotti». E già qui, ci sarebbe da discutere: perché, ad esempio, non è stato citato Malagodi? E De Gasperi? E Luigi Einaudi? E Saragat? E Merzagora? (...)