Il commento È stupido far credere ai ragazzi che «farsi» è una scelta

Santoro ad Annozero ha parlato di droga, di cocaina soprattutto. La presenza del cantante Morgan escluso dal festival di Sanremo per aver dichiarato che la cocaina è «un ricostituente» degli stati depressivi o meglio una cura da sdoganare in una società che annovera molti scompensi psichici, mi fa pensare, anzi incavolare.
Tutti i giorni ho a che fare con i dipendenti da una sostanza stupefacente o alcolica e vi posso assicurare che i vantaggi espressi dall’osannato cantante Morgan non ci sono affatto. Le sostanze stupefacenti si vogliono far appartenere alla cultura, a uno stile di vita da considerare presente tra i giovani e gli adulti. Si ragiona così: «Il fenomeno droga è presente in modo esteso nella società, non vale contrastarlo, ma solamente evidenziarlo e lasciare che sia la persona a decidere se usare la droga o rifiutarla». In altre parole, ognuno di noi sceglie se «fare il pieno di droga» al mattino, durante il giorno, la sera per far funzionare la sua zucca, accelerare gli stati emotivi, euforici, eccitanti. C’è chi sceglie di essere drogato e chi non sceglie, non importa se il consumatore a dodici, tredici anni. Quest’ultimo ha solo bisogno di tempo per capire se drogarsi o no. Spacciare questo tipo di libertinaggio è da vili, da incompetenti, da insensibili di fronte alla strage in atto. I nostri ragazzi hanno appreso anche da Annozero che drogarsi è lecito, comunque bisogna provare almeno una, due volte per saperne di più. Certe trasmissioni televisive fatte di confronti, quasi per giustificare tutto e tutti, sono perverse. Buttano nei nostri ragazzi l’idea che la droga è buona, se si usa bene. Si vuole far passare questo messaggio: «Fatti bene, usa la droga con un certo criterio, non lasciarti intimorire dai messaggi negativi».
Basta con queste stronzate che s’addicono solo ai parolai, a quelli che si buttano nel cervello questo «veleno» e si giustificano, vogliono ergersi a maestri dello sballo. Noi che viviamo tra i tossicodipendenti di fronte a una trasmissione televisiva che vuole unicamente pubblicizzare un cocainomane escluso dalla competizione del festival, ci facciamo una domanda: «Non è forse questo un modo per dire ai giovani e agli adulti che c’è stata un’ingiustizia perché ognuno può fare della propria vita quello che vuole?». Morgan escluso da Sanremo ha vinto, in questo modo, il festival, la sua immagine di tossicomane è alle stelle. Morgan è divenuto un modello (negativo) che affascina. Anche se ha affermato durante la trasmissione che «si rende di più senza la droga», eppure continua a drogarsi perché non ce la fa a smettere e ha bisogno di una terapia adeguata. La dipendenza psichica viene definita tecnicamente carving o voglia di sostanza che può creare insicurezza nel paziente, condizionando il suo comportamento, rendendogli difficile il distacco dalla sostanza. Difatti, la ricaduta nell’uso di sostanze è un evento molto comune, al punto da poter essere considerato come una costante nella storia naturale della dipendenza da sostanze. La dipendenza psichica non ha segni obiettivi che si possono valutare quantitativamente, ma rappresenta un legame sottile e durevole tra il paziente e la sostanza stessa. Mi permetto quindi di contestare la trasmissione di Santoro per la visibilità data al personaggio Morgan. Non ci vuole un esperto per capire la sua dipendenza psichica attiva alla cocaina e per alcuni interventi che saccentemente hanno voluto normalizzarne l’uso.
Ci sono stati interventi validi, quello della signora Palombelli che ha messo in rilievo l’importanza della presenza dell’adulto nella vita del ragazzo per tutelarlo, proteggerlo dal male droga. E la testimonianza di Giorgia che per mezza pastiglia di ecstasy ha compromesso la sua salute per sempre. Testimonianze che sono forse risultate ininfluenti per l’ambiente che Santoro abilmente ha voluto produrre. Spero solo che i telespettatori si siano accorti...
*Fondazione Promozione
e Solidarietà Umana