Il commento Su Siria e Medio Oriente l’Occidente ha perso la bussola

di Fiamma Nirenstein

Quali farfalle andiamo acchiappando quando decidiamo ora di aiutare, ora di sanzionare, ora di lodare, ora di redarguire, ora di promuovere, ora addirittura di fare la guerra? La domanda ha risposte penose e a volte persino manicomiali. L’Europa ha fatto dei diritti umani 170 pagine di regole oppressive che definiscono una moralità post moderna di “non discriminazione”, principi astratti e severissimi che precedono i diritti della nostra comunità primaria e prescindono anche dalle situazioni di fatto. Per esempio, sull’immigrazione sdottoreggia e sgrida, ma poi non dà nessun valore alla libertà, per esempio degli iraniani, o dei siriani se non a chiacchiere, e nemmeno cerca di fare politica di fronte al terrorismo e alle stragi di innocenti, anche quando poi arriveranno da noi. Il caso più eclatante è che lasciamo che l’Iran costruisca una bomba atomica chiaramente dedicata a noi.
Ma prendiamo tre esempi nuovi e collegati concettualmente nella nostra incapacità di difenderci. Pensiamo al commento sulle immagini di Bin Laden con la barba bianca davanti al televisore mentre organizza il suo prossimo messaggio stragista. Lo avrete sentito alla tv, visto sui giornali: il commento, una sarabanda di piagnucolii sulla vecchiaia, la stanchezza, la solitudine, la noia di un pover’uomo in stanza «modesta», di fronte a un «vecchio televisore», con le rughe, i capelli bianchi…. Poverino. Era meglio lasciare che ci continuasse ad ammazzare, quel povero vecchietto da diecimila morti innocenti.
Secondo esempio, stavolta istituzionale: l’Unione Europea riunisce venerdì scorso tutti i suoi rappresentanti per parlare della Siria, dove Bashar Assad con l’ausilio degli emissari iraniani padroni del Paese tiene in piedi il suo regno al prezzo, intanto, di seicento concittadini ammazzati. L’Ue si arrabbia molto, e sanziona i movimenti di tredici amici suoi dimenticando di includere Assad nella lista. Pensa quanto abbiamo aiutato i siriani. Intanto Hillary Clinton, in visita in Italia, ribadisce anche alla tv italiana che mentre Gheddafi è un vero mostro, il giovane siriano vestito all’inglese è invece uno con cui si può sperare di trattare. Il problema è dopo quanti morti.
Infine, ma più importante proprio oggi, nel giorno in cui Israele compie 63 anni, uno Stato minuscolo che ha avuto quasi 23mila morti in guerra e nel terrorismo da quando la sua esistenza di Paese appassionatamente democratico ha avuto inizio. Dopo anni di reciproche stragi hanno raggiunto un accordo Fatah, l’organizzazione di tradizione arafattiana dei palestinesi che governa il West Bank e Hamas, padrone di Gaza, che si definisce, nella sua Carta, un «movimento islamico di resistenza la cui lealtà va ad Allah e che vuole alzare la bandiera palestinese su ogni centimetro della Palestina» ovvero su Israele, di cui precisa «che continuerà ad esistere finchè l’Islam lo oblitererà». L’unificazione è avvenuta perché la Siria di Assad non è più quel rifugio sicuro e quel sostegno di provenienza iraniana su cui Hamas ha contato fino ad oggi. E perché Fatah, accusata di rappresentare solo metà del popolo palestinese, ha concepito una strategia per cui ha biosgno di Hamas: andare a settembre all’Assemblea Generale dell’ONU e chiedere di riconoscere a maggioranza, senza trattative, uno Stato palestinese. Abu Mazen, accusato di essere un Mubarak al soldo degli americani, vuole anche una bella copertura a sinistra di fronte ai suoi, e una unificazione palestinese. Non importerà all’ONU che sia con Hamas, l’unico al mondo che ha dichiarato che Bin Laden è un martire e un grande guerriero dell’Islam e che sia vicino ad Al Qaida. Hamas è un ramo dell’estremismo islamico più brutale, negli ultimi mesi ha ucciso tutta una famiglia, i Fogel, con tre bambini, un ragazzo sullo school bus, Daniel Wiplich, un giovane in visita alla tomba di Giuseppe, Ben Yosef Livnat. Niente potrebbe essere più indesiderabile per la pace della scelta di Abu Mazen di unirsi a un gruppo sulla lista delle organizzazioni terroriste sia europea che americana.
L’America ha sempre un po’di buon senso, la sua idea dei rapporti internazionali è che la ferocia e la violenza nel mondo metta a rischio il suo universo, come ha dimostrato il terrorismo. Così 27 senatori americani hanno chiesto a Obama di smettere con i fondi all’Autonomia Palestinese. L’Europa invece subito dopo l’unificazione ha destinato all’Autonomia Palestinese 85 milioni di euro su richiesta del primo ministro Salam Fayyad per necessità immediate. Ma ora da quelle parti c’è Hamas che sa far soldi e usarli per il terrore: ha moltiplicato il portafoglio per tredici avendo oggi 540 milioni di dollari mentre era a 40 cinque anni fa. Ha incrementato i suoi dipendenti fino a 40mila persone di cui 21mila armati. Khaled Mashaal per sgombrare il campo da dubbi ha chiamato proprio due giorni fa alla lotta armata tutti i militanti palestinesi, ma Ban Ki Moon dall’Onu dice che un’unificazione, potere della parole, è sempre cosa buona, e sia Inghilterra che Francia, or ora visitate da Netanyahu, lasciano in sospeso la possibilità di riconoscere il futuro Stato. Hamas nell’anno che la separano dalle elezioni farà crescere il facile consenso di chi vuol distruggere Israele. Di chi, insomma, vuol distruggere... anche da noi.