Il commento Sul disarmo nucleare Obama sfrutta l’eredità di Bush

Disarmo nucleare? Neanche in questo Barack Obama è originale, visto che una drastica riduzione dell'arsenale atomico statunitense è stato deciso dal suo predecessore, George Bush, nel 2002. E Bush fu in grado di imporre le scelte americane a un’indebolita Russia.
Nel gennaio 2002 fu infatti annunciata la revisione della struttura delle forze nucleari americane, attraverso la Nuclear Posture Review, che stabiliva di tagliare il numero delle testate dispiegate operativamente a 3.800 entro il 2007, per poi scendere ulteriormente tra le 1.700 e le 2.200 entro il dicembre 2012. L'amministrazione Bush ha costretto il Cremlino ad accettare questi nuovi limiti con il Trattato di Mosca del maggio 2002: una scarna paginetta di 5 articoli, che lascia ai contraenti la massima libertà sul come strutturare le proprie forze, entro i limiti in questione. I precedenti trattati sulla limitazione delle armi nucleari, lo Start I che scade a dicembre, e il successivo Start II, mai ratificato, di fatto non hanno più alcuna rilevanza.
La dottrina nucleare Bush riconosceva che il valore di deterrenza rappresentato dall'arsenale nucleare continuava a diminuire. Bisognava quindi creare capacità di attacco convenzionale, anche preventivo, sistemi di difesa antimissile e una maggiore capacità di sopravvivenza delle infrastrutture chiave. Il piano Bush prevedeva anche di superare il concetto di «triade», con le testate nucleari distribuite tra sottomarini, missili basati a terra e missili lanciati da bombardieri.
Grazie a questa «eredità» ora Obama può plasmare a piacimento le forze nucleari statunitensi, anche riducendole a sole 1.000 testate, come è stato anticipato. L'unica novità è rappresentata dalla volontà di non procedere più unilateralmente, ma di proporre invece alla Russia un negoziato. Il Cremlino ha naturalmente risposto positivamente a queste aperture, anche se in realtà è la Russia, più che gli Usa, ad affidarsi alle armi atomiche per difendere il suo ruolo di potenza e per mantenere una capacità di deterrenza. Un arsenale nucleare infatti costa molto meno rispetto a forze convenzionali modernamente equipaggiate e bene attrezzate. Mosca lo sa bene e quindi ha concentrato le scarse risorse (che vanno a ridursi a causa dei corsi sfavorevoli delle materie prime e del pessimo andamento della economia) proprio sulle armi nucleari. Le forze convenzionali russe sono infatti ancora inefficienti e prive di sistemi d'arma moderni, mentre le difese antimissile sono limitate e antiquate. Mosca non è neanche in grado di sostenere un arsenale di 2.000 testate e sarà quindi ben lieta di «negoziare» con Obama un tetto inferiore, salvando le… apparenze.
Si spera solo che la nuova amministrazione americana sappia ottenere qualcosa in cambio di questo «regalo». Ma a giudicare dallo scherzo russo che ha privato gli Usa della base di Manas in Kirghizistan...