Il commento/Ma si stava meglio quando eravamo irraggiungibili

Sarebbe molto importante che quest’oggi, primo agosto, capodanno della vera vacanza italiana, Napolitano tenesse un discorso a reti unificate per lanciare un accorato monito: cittadini, vi esorto, staccate. Dall’alto della sua saggezza, di capo dello Stato e di uomo che molto ha vissuto, il presidente potrebbe richiamare tutti al rispetto delle regole, auspicando il ritorno alla funzione originaria e costituzionale delle ferie. Che la situazione generale sia allarmante lo confermano gli ultimi sondaggi sulla nostra idea di vacanza: praticamente, un semplice spostamento logistico della stessa vita, degli stessi ritmi, delle stesse cose che coltiviamo durante il resto dell’anno. Soltanto un italiano su cento si dichiara disposto a tagliare completamente i ponti con il proprio mondo, lasciando a casa tutto l’armamentario tecnologico che consente collegamenti e comunicazioni. Di più: il 70% confessa che nella scelta dell’albergo diventa fondamentale lo charme informatico della struttura. Come una volta si chiedeva silenzio e buona cucina, adesso si pretende un collegamento senza fili. O quanto meno una presa internet, che peraltro sa già di «Pensione Antonella».
Sapore di sale, sapore di mare. Falò e chitarra, questo piccolo grande amore, il mio canto libero e luglio col bene che ti voglio. Cornetto algida, biglie nella sabbia, bombolone dopo il bagno. La sera, fila alla cabina del telefono col sacchetto dei gettoni in mano, maledicendo appena un poco la sciura che non la finisce più con le raccomandazioni al marito in città, e vedi di tirare giù le tapparelle quando esci…
Sembrano flash-back estivi di un’altra era geologica, ricordi in bianco e nero di un’Italia tanto remota da sembrare impossibile. Eppure siamo sempre noi, ripresi nell’Italia pre-informatica di vent’anni fa. E sottolineo venti, non duecento o duemila. Risulta incredibile, ma abbiamo vissuto estati in cui l’unico legame con il mondo era l’altoparlante del bagnino, che ogni tanto lanciava tra i buuuuu dell’intera spiaggia l’avviso «il ragionier Dagoberto Pestalozzi è atteso alla reception per una chiamata urgente». In quell’epoca, il ragioniere si alzava con circospezione, guardando altrove, manifestando rossori infantili e tradendo un crescente senso di imbarazzo.
Guardiamoci adesso, un paio di decenni dopo. Ci sono italiani che neppure arrivano a mettere i piedi in acqua. Si fermano prima, all’ingresso dello stabilimento, terzo loculo a sinistra: qui, con orgoglio evidente, aprono il personal-computer e immediatamente approfittano dell’ultima offerta in tema di vacanza wow, «il lettino wireless». A qualche zia può sembrare alienante, ma il Pc-people trova tutto questo affascinante. Lo dichiara apertamente, come dimostrano le statistiche: un italiano su tre spiega orgoglioso di non riuscire nemmeno a immaginare una vacanza senza il continuo contatto con gli amici dei social network e con il sistema informativo, cioè con il proprio ambiente, il proprio solito, la propria routine.
Siamo talmente dipendenti da questi aggeggi, che ormai dobbiamo assegnare un valore letterale alla tradizionale metafora delle ferie, quello «staccare la spina» che ha sempre significato fermare tutto il nostro normale, cercando una via di fuga, e perché no anche diversa, nuova, imprevedibile. Staccare la spina, oggi, significa realmente spegnere i nostri cuori e i nostri cervelli artificiali, i Facebook e le mail che tutto l’anno ci tengono in piedi con le loro pulsazioni e i loro comandi vitali. Inutile aggiungere che se adesso in spiaggia un tizio racconta di voler «ricaricare le pile», c’è subito un connazionale che generosamente arriva in suo soccorso: ne ho io una compatibile con il Nokia, se ti serve non farti problemi. Parlando di grandi numeri, sembra allora evidente che l’idea tradizionale di vacanza, per definizione intesa come interruzione, stia tramontando. Tutto lascia concludere che oggi cerchiamo soltanto una replica soleggiata e balsamica di noi stessi. L’idea di un periodo altrove, lontano, fuori, recuperando e coltivando la parte trascurata di noi, diremmo adesso che non ha più appeal. Siamo alla tekno-dipendenza. E non è il pianeta dei teen-ager a segnalare la nuova tendenza: tutti quanti, anche noi padri e madri, subiamo la sottile inquietudine di restare soli per qualche tempo, in qualche luogo, recidendo il cavo elettrico che ci alimenta l’anima. Ma è vacanza questa? È vita questa?
Mentre i dinamici pierre delle spiagge di grido illustrano alla gentile clientela il nuovo servizio di copertura Wifi, spiegando come sia oggigiorno impensabile stare tre ore in spiaggia isolati dal mondo, aleggia sul nostro agosto informatico una bella domanda: ma se la vacanza è questa, come abbiamo fatto fino a vent’anni fa?