Commercialisti, «barricate» in difesa dell’albo

Laura Verlicchi

da Roma

Non hanno neppure avuto il tempo di inaugurare la «casa comune» - il primo congresso che vede insieme dottori e ragionieri - e già i commercialisti sono alle prese con due questioni urgenti: la riforma delle professioni e la politica fiscale. Due preoccupazioni che uniscono i professionisti economici - in totale saranno centomila, quando, nel 2008, confluiranno nell'Albo unico - più di quanto non li dividano le questioni ancora pendenti al loro interno, a cominciare dalle casse di previdenza, sulla cui unificazione non tutti sono d'accordo. «Le norme non sono totem intoccabili - dichiara il presidente del Consiglio nazionale dei dottori, Antonio Tamborrino - e il decreto istitutivo dell'Albo unico può e deve essere modificato. Questo non cambia il senso della riforma, naturale evoluzione della nostra professione».
Nessun dubbio, quindi, sulla volontà comune di difendere le prerogative degli Ordini. E con questo obiettivo il presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri, William Santorelli, e il vicepresidente dei dottori, Mario Damiani, hanno incontrato, assieme ai vertici di tutte le professioni, il ministro Mastella che ha presentato il disegno di legge di riforma del settore. «Una riunione solo interlocutoria - spiegano Santorelli e Damiani - e le nostre preoccupazioni restano più vive che mai. Ci sembra inadeguato lo strumento legislativo della delega e inoltre non viene chiarita la cruciale differenza tra Ordini e associazioni, anzi il testo su questo punto è confuso e ambiguo». E più in generale, i commercialisti richiamano il governo all'esigenza di essere consultati preventivamente, in merito ai provvedimenti che incidono sull'economia del Paese.
A cominciare dal fisco, come hanno ricordato al viceministro Visco. «Non c'è nessun Paese al mondo con norme tanto complesse e tortuose - ha detto Paolo Moretti, consigliere nazionale dei ragionieri con delega alla fiscalità -, senza parlare della retroattività, troppo spesso utilizzata in spregio dello Statuto dei contribuenti». E attenzione a trincerarsi dietro la lotta all'evasione fiscale: paradossalmente, come ha spiegato Mario Damiani, «l'evasore è un delinquente per i sociologi ma è un soggetto dotato di razionalità economica per gli economisti. Ecco perché va studiato il fenomeno, prima di combatterlo». Conclude un insolitamente conciliante Visco, che ammette persino che le tasse sono «una disgrazia inevitabile» e chiede la collaborazione dei commercialisti per lottare contro l'evasione, anche attraverso una consulta permanente tecnica.