Commercianti, cresce l'allarme sicurezza

Secondo un'indagine della Confcommercio, sono i proprietari dei negozi i lavoratori che hanno più paura di rapine, furti ed estorsioni: il 37% non si sente protetto dallo Stato. Mentre le categorie più colpite sono tabaccai, benzinai e orafi

Roma - Sono tra le categorie di lavoratori, quella che dorme sempre con un occhio aperto. L'altro è attento a cosa succede nel negozio sotto casa. Perché il rischio di rapine e furti negli esercizi commerciali è più alto che in altri settori. Così i commercianti hanno sempre più paura. E di sicuro passeranno notti ancora più insonni dopo aver letto i dati poco rassicuranti diffusi da Confcommercio. Negli ultimi 2 o 3 anni, il 37% dei responsabili delle imprese di commercio, del turismo e dei servizi non si sente protetto da estorsioni, usura, furti e rapine.

Tabaccai, benzinai e orafi i più colpiti La sensazione di insicurezza è vissuta con maggiore ansia nel Nord-Est, al Centro e nelle grandi città. Tabaccai, benzinai e orafi sono i commercianti che si sentono maggiormente nel mirino dei criminali. Difficile definire con precisione quale dei crimini domini il mercato. Una cosa è certa: tutti gli esercenti percepiscono un netto aumento di furti e rapine.

In aumento furti e rapine I furti sono percepiti in aumento dal 51% delle imprese, mentre sono stabili per il 30% ed in calo per il 4%. Per questa categoria di crimini si registra il minor numero di mancate risposte (15%). Le rapine, invece, sono in aumento per il 37% delle imprese, stabili per il 31% ed in calo per il 5%. La percentuale di mancate risposte per questo crimine sale però al 28%.

Estorsioni Le estorsioni risultano invece in aumento per il 15% delle imprese, stabili per il 42% ed in calo per il 5%. Su questo fenomeno ben il 38% delle imprese non si pronuncia (le mancate risposte sono più elevate nel Nord Est, al Centro, nei grandi centri del Nord, tra tabaccai, benzinai, orafi e negozi di mobili/elettrodomestici).

Usura I fenomeni di usura poi sono aumentati per il 16% delle imprese, sono stabili per il 40% ed in calo per il 4%. La percentuale di mancate risposte per questo fenomeno è massima (40%) ed è più evidente nei grandi centri del Nord, al Centro, nel Nord Est, tra tabaccai, benzinai e orafi. A fronte di questo allarme diffuso circa il 40% delle imprese dichiara di aver adottato misure cautelative nei confronti del racket, c’è però un 20% circa che non fornisce una risposta. Nei grandi centri, del Nord e del Sud, le imprese che si sono cautelate contro il racket sono più numerose (50% circa).

Le misure di prevenzione Tra le misure cautelative adottate prevalgono, nell’ordine, l’assicurazione (più diffusa al Nord e, in generale, tra orafi e tabaccai), la vigilanza privata (più usata al Sud e, trasversalmente, tra orafi e negozi di abbigliamento/calzature), le telecamere e le vetrine corazzate (entrambe, massimamente tra gli orafi). Le denunce risultano più numerose al Sud.