Alla commessa va male: le rubano soldi e cellulare

È furibonda S.M. «Capisce questa è la quarta aggressione, intendo aggressioni violente, che subisco. E sempre da parte di extracomunitari. No guardi ormai non ho più alcuna comprensione nei loro confronti. E poi dov’è tutta questa sbandierata sicurezza, dove sono i poliziotti, i carabinieri e i vigili di quartiere e non? In questa strada ormai succede di tutto».
È lei la «protagonista» principale di questo brutto episodio. Prima la pistola puntata alla testa, poi legata come un salame con il nastro adesivo da pacchi. Poi sciolta perché apra la cassaforte, infine ancora legata e buttata a terra in malo modo. «Mi fa ancora male il ginocchio e la testa che ho sbattuto nell’impossibilità di attutire la caduta con le mani». E dopo il danno...ancora il danno. «Mi hanno fatto aprire il portafoglio e mi hanno preso tutto, 500 euro. Non contenti anche il cellulare, comprato due giorni fa, altri 400 euro».
Prende un attimo fiato poi ricomincia: «È la quarta aggressione e sempre a opera di stranieri. La prima volta avrò avuto 18 anni, ero appena scesa di casa. E ho trovato un paio di uomini che hanno iniziato a strattonarmi per portarmi verso un’auto con la porta già aperta. Ho urlato con quanto fiato avevo in gola, è arrivata una vicina e i due sono fuggiti».
Ma non finisce qui, nel ’92 lavora in Duomo sempre come commessa. Esce dal negozio per tornare a casa quando viene affrontata da un individuo che le punta il coltello alla gola. È convinto che lei abbia l’incasso, S.M. è costretta ad aprire la borsa per dimostrare che non ha nulla. Infine nel 2000 un maniaco l’aggredisce fuori dal supermercato ma lei riesce a liberarsene dopo un duro «corpo corpo».