Il commissario Claudia Koll diventa testimone di fede

L’attrice racconta la sua conversione nell’affollata chiesa di Sant’Anna

Angelo Coriandolo

Cronaca di una serata speciale in un sabato di fine estate: Chiesa di Sant'Anna, Genova, cuore storico e spirituale dei Frati Carmelitani Scalzi. Sono le 20,30, sull'altare maggiore è posta una icona di notevoli dimensioni del «Gesù Misericordioso», raffigurato secondo le indicazioni ricevute da Santa Faustina Kowalska, suora polacca morta a 33 anni nel 1938, la cui esperienza spirituale segnò profondamente la vita e il pontificato del Servo di Dio Giovanni Paolo II il quale, nel Giubileo del 2000, istituì la Festa della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua, in armonia con la richiesta che il Redentore fece in una delle Sue apparizioni alla religiosa polacca. Il Grande Papa venuto da un Paese lontano ed entrato nei cuori di tutti, è morto proprio ai Primi Vespri di questa solennità da lui voluta. A lato del tavolo dei relatori, un'altra immagine analoga, nella quale compare Suor Faustina Kowalska, apostola della devozione a Gesù Misericordioso, canonizzata il 30 aprile 200 da Giovanni Paolo II.
Proprio l'Amore Misericordioso è il tema della serata; relatori Padre Paolo Calabrese, giovane e affabile religioso carmelitano scalzo, e Claudia Koll, attrice, al suo primo incontro pubblico all'ombra della Lanterna. La Chiesa è affollatissima: giovani, famiglie con bambini, adulti. Alcune sedie vengono poste anche presso gli altari laterali, in molti si siedono sui gradini che orlano la navata centrale, altri si assiepano all'entrata e si rende necessario lasciare aperta la porta principale. «Questa chiesa non è mai stata così affollata, forse a Natale» osserva un Padre Giustino Zoppi, Provinciale dei Carmelitani Scalzi.
Gli sguardi sono attentissimi, il clima è sereno e ordinato quando alle 21 inizia l'incontro, introdotto da Padre Franco Rudasso, Superiore di Sant'Anna, il quale precisa che esso «non è dettato da un sentimento che sa di episodio, ma vuole essere un momento di approfondimento della nostra fede e sulla salvezza che Gesù ha compiuto solo perché Lui è misericordioso». Dopo il saluto di Carlo Gitto, presidente dell'Ordine Secolare Carmelitano Scalzo, prende la parola Padre Paolo Calabrese che in modo semplice e vivace, ripercorre la storia della Chiesa soffermandosi su alcune grandi sante (Maria Redi, Maria Margherita Alacoque, Teresa di Gesù Bambino) che hanno sviluppato questo tema del Vangelo e sottolineando come la Chiesa abbia sempre dovuto difendere l'aspetto misericordioso di Dio, fin dai suoi albori. «Ciò che muove la Chiesa è la carità, cioè l'amore di Cristo che viene prima di ogni cosa» ha puntualizzato il relatore riallacciandosi a Suor Faustina Kowalska, la quale prosegue idealmente questa consapevolezza della Chiesa.
Un sorriso luminoso e colmo di serenità, un tono di voce pacato, aprono la testimonianza di Claudia Koll. L'attrice racconta la propria esperienza di fede ritrovata in maniera inaspettata, dentro una situazione difficile, che le ha cambiato la vita trasmettendole l'amore per la Chiesa e l'ha portata in Burundi, Tanzania, Etiopia a sostenere l'opera e le opere della Chiesa (che in quella terra sono un bene per tutti, cattolici e non) e a condividere con i meno fortunati tempo e fatica, coinvolgendosi in alcune realtà del volontariato internazionale. Ricordando la nonna non vedente, devotissima al Sacro Cuore, Claudia Koll ha sottolineato l'importanza della figura dei nonni che si trovano a trasmettere la fede ai nipoti, poiché oggi, spesso, i genitori hanno poco tempo da dedicare ai figli, aggiungendo che il proprio nome di battesimo Claudia Maria Rosaria è dovuto alla devozione dei suoi genitori alla Madonna di Pompei. Parlando di Karol Wojtyla e di Suor Faustina Kowalska, la relatrice ha osservato che «Giovanni Paolo II è stato il volto della Divina Misericordia per tanti di noi, per ognuno di noi. È tornato alla Casa del Padre nei Vespri della Domenica della Misericordia. In qualche modo, è un messaggio firmato dal Signore».
Il linguaggio semplice e lo sguardo sereno con il quale Claudia Koll racconta la sua esperienza rendono le sue parole ancor più persuasive. «Le parole potranno ingannare, ma lo sguardo e il sorriso, no» interviene Padre Giustino Zoppi al termine dell'incontro. Poco dopo Claudia Koll, con immediatezza e semplicità, riceve il saluto di moltissimi fra i presenti. Per tutti ha una parola ed un abbraccio. L'attrice, che ritornerà a Genova a fine settembre per un altro incontro e ad ottobre per un lavoro teatrale, accetta di rispondere ad alcune domande.
«Chi crede in Gesù non è mai solo» è il motto della visita pastorale di Benedetto XVI in Baviera. Quanto si ritrova in queste parole?
«La mia testimonianza è stata questa, stasera. Che il Signore ha camminato con me mi ha aiutato a risolvere le situazioni difficili, continua ancora a camminare con me, vince il male perché quando il Signore vince, vince ma stravince. Nella mia vita ha stravinto, ha trasfigurato tutto quello che era il male e continua a trasfigurarlo. Non so se mi sono spiegata bene prima però le esperienze negative come diventano positive, nelle mani del Signore. Lui sa utilizzare tutto».
Come ha ritrovato la fede? Attraverso amici, sacerdoti?
«No, no, è proprio attraverso la croce di Cristo. Gesù. Gesù. Poi, successivamente, per approfondire il discorso sono andata ad ascoltare la Parola di Dio che mi ha formata e continua a formarmi con la sua sapienza. Mi insegna a vivere, il Signore, attraverso la Parola di Dio. Poi ci sono stati i maestri “spirituali” come può essere stato San Giovanni della Croce, Santa Teresina (Teresa del Bambino Gesù - n.d.s), Santa Faustina oggi. Però l'unico Maestro è Gesù Cristo. Adesso c'è sicuramente anche la collaborazione di un Padre Spirituale che mi sostiene, ma Lui rimane il Maestro».
Verrebbe da dire, riferendosi alla celebre serie televisiva «Linda e il Brigadiere», un caso inaspettato e affascinante per il Commissario Linda...
«Si.» (sorride con grande affabilità).
Suor Faustina Kowalska influì molto nella storia e nella formazione di Karol Wojtyla, il Papa che in gioventù fu uomo di teatro. Quanto ha inciso e incide la sua figura?
«Per me è attualissimo ed è una figura di riferimento perché mi dà la forza di testimoniare il Signore con coraggio, anche girando molto, perché Giovanni Paolo II era un uomo che incontrava molto le persone, i giovani, testimoniava Cristo. Era un uomo molto attivo da questo punto di vista e questo mi da forza, mi da coraggio perché è lo stesso fuoco che sento dentro io».
Lei ha citato i giovani ai quali vengono proposti spesso modelli di vita e guadagno facile. Cosa vorrebbe dire loro?
«Di confidare in Gesù Cristo che è l'unico Signore della nostra vita, è l'unico che merita di stare al centro della nostra vita».