Il commissario Dapporto «Faccio Tv per portare più spettatori a teatro»

L’attore recita in «Distretto di polizia 7», dal 6 settembre su Canale 5: «Il mio personaggio è decisionista sul lavoro ma remissivo in famiglia»

da Roma

Casalbaroncolo diventa fiction. La vicenda del piccolo Tommy, rapito nel casale dei genitori e ritrovato morto sul greto di un torrente vicino Parma, è infatti al centro di uno degli episodi della settima serie di Distretto di Polizia, 26 puntate a partire dal 6 settembre prossimo su Canale 5. «In realtà», precisa Massimo Dapporto, new entry del serial nei panni del commissario Marcello Fontana, «gli sceneggiatori si sono semplicemente ispirati alla tragica storia che ha commosso l'Italia. Meglio sottolinearlo per evitare qualsiasi fraintendimento».
Ma Casalbaroncolo, o quel che si racconta del piccolo Tommy, non sarà l'unico fatto tratto dalle cronache recenti, che si vedrà nel rinnovato distretto di Polizia di Roma. Dove oltre a Dapporto è stato scritturato anche Max Giusti, mentre la regia è affidata ad Alessandro Capone, che Dapporto lo aveva già diretto nel serial Il Commissario, andato in onda su Rete 4. Spiega l'attore: «Ecco, se dovessi raccontare il mio Marcello Fontana, partirei proprio dal personaggio interpretato in quella serie tv. Si somigliano molto i miei due commissari: decisionisti e in flessibili sul lavoro, un po' compressi nel privato, dove la moglie di Fontana, ad esempio, prende tutte le decisioni più importanti e lui, se fa un piccolo ritardo, deve avvertire a casa come farebbe un sedicenne con i genitori».
Fontana spunta dal nulla?
«No. Il mio commissario, ha una lunga esperienza professionale alle spalle e irrompe sulla scena del Decimo Tuscolano, dopo una lunga battaglia combattuta in Calabria contro la ’Ndrangheta. Ha un figlio down, interpretato da Daniele, un bravissimo ragazzino con handicap, e tanta voglia di risolvere i casi più intricati di cronaca nera. Comunque sia, alla fine, essendo un personaggio di fantasia, non ho fatto altro che portare in Fontana il mio essere, immaginando come reagirebbe un commissario di pubblica sicurezza alle varie situazioni quotidiane».
Dunque, Dapporto, nonostante il suo sbandierare ai quattro venti la scarsa voglia di lavorare in tv, ancora una volta ritorna alla fiction, dopo lo straordinario successo ottenuto con il Giovanni Falcone, andato in onda su Raiuno nella scorsa stagione.
«E infatti non mi andrebbe tanto. Pensi che io Distretto di Polizia non volevo neanche farlo: mi hanno tirato per la giacca, hanno insistito. Pietro Valsecchi, il produttore della serie, mi ha messo simpaticamente alle corde. Fosse per me, insomma, mi dedicherei solo al teatro, al massimo ai film tv in due puntate. Ma il mio agente mi ha convinto ad accettare, perché il ritorno in termini di popolarità è straordinario e mi serve per riempire i palcoscenici di tutta Italia. Detto, questo, non sono pentito della scelta. Anzi. Il clima che si respira sul set di Distretto di polizia è molto divertente. C'è entusiasmo, soprattutto da parte di noi nuovi arrivati. Così, tra pochi giorni, finite le vacanze a Filicudi, ci tornerò con il sorriso per completare gli ultimi episodi».
A proposito di teatro, progetti?
«Quest'inverno mi attende una lunga tournée. Porterò in scena I gemelli veneziani, una commedia di Carlo Goldoni, diretta da Antonio Calenda. Debutterò il 9 novembre a Trieste, poi girerò tutto il nord Italia. Nell'autunno 2008 invece sarò a Roma e in tutto il centro sud».
E il cinema, Dapporto?
«Sono pronto, ma se ne fa così poco, da noi. Ormai se non reciti a teatro, ti rimane solo la Tv. In passato ho fatto dei film molto belli, da Soldati di Marco Risi a La famiglia di Ettore Scola, l'unica volta in cui ho lavorato insieme con mio padre Carlo. Credevo di sfondare grazie al grande schermo. E invece, se quattordici anni fa non fosse arrivata la proposta di interpretare il dottor Paolo Magri in Amico mio e l'anno scorso Giovanni Falcone, il personaggio migliore della mia carriera, forse oggi sarei ancora solo il figlio di Carlo Dapporto. Quello che ha provato a seguire le orme di papà».
Cosa le resta degli insegnamenti di suo padre?
«Professionalmente non molto, visto che abbiamo percorso due strade diverse. Umanamente, invece, tantissime cose, ad iniziare dall'educazione e dal rispetto per gli altri. Io ancora dico grazie e prego a tutti. Ma la gente si stupisce della mia gentilezza. E mi guarda quasi come fossi un marziano».