Commissario-spazzino per liberare il Carlo Felice da tutta la «rumenta»

(...) Gennaro Di Benedetto e penso che qualsiasi cosa umanamente possibile potesse fare un Sovrintendente, di sicuro è stata fatta. Di Benedetto, uomo di teatro di indubbie capacità, ha avuto il solo torto di restare ad oltranza. Di restare e diventare emblema di tutti i mali del nostro teatro dell'Opera anche quando non aveva colpe. Avendo contro tutti e soprattutto avendo ben pochi interlocutori intenzionati davvero a trovare una soluzione. La partita era persa in partenza. Certo sul piatto restava la buonuscita del Sovrintendente, ma questa poteva essere risolta come una questione legale e privata senza che il teatro restasse in balia dell'incertezza per oltre un anno.
Perché un Commissario può farcela mentre un Sovrintendente, l'attuale od uno di nuova nomina, sarebbe comunque sconfitto?
Intanto perché il Commissario, lo ricordo, ha poteri straordinari e risponde direttamente e unicamente al Ministro. Come dire che finché c’è lui la politica locale, che si è dimostrata incapace, è tagliata fuori. Ma il sindaco non può assolversi per questo: il Commissario arriva per rimediare ad una crisi cronica che il sindaco non ha saputo risolvere; ma al tempo stesso sappiamo bene che chiunque sia il Commissario, il suo nome sarà, come è giusto e come è prassi, scelto dal Ministro in accordo con il sindaco. Intendo dire: non facciamo le vergini nel bordello, prendiamoci le nostre responsabilità, non facciamo finta di subire un commissariamento; diciamo che abbiamo fatto di tutto, non so bene perché, per non avere tra i piedi Di Benedetto e oggi ben venga un Commissario che ci tolga le castagne dal fuoco.
Questo insomma deve essere chiaro, l'arrivo del nuovo Commissario è per forza di cose una decisione auspicata e invocata, anche se a bassa voce, dal sindaco. Non può essere altrimenti. Quello che le chiediamo è che si assuma l'impegno di guardare davvero al futuro e al bene del teatro, di non tentare di giocare altre partite a scacchi e collaborare fino in fondo con il governo che tenterà il tutto per tutto per evitare il baratro. Che tenterà di recuperare il ridicolo in cui una politica scellerata ha lasciato il Carlo Felice.
In quanto al nome fatto come Commissario, quello di Giuseppe Ferrazza, è uno dei migliori possibili: braccio destro di eccellenti direttori generali dello spettacolo al Ministero, dall'indimenticabile Rocca al giovane e deciso Salvo Nastasi. Oggi Ferrazza è presidente dell'Ente Teatrale Italiano. Da parte mia credo che solo Salvo Nastasi, che è stato in prima persona Commissario a Firenze e Napoli risolvendo con successo entrambe le situazioni, o un uomo di sua fiducia possano in tempi brevi rimettere il Carlo Felice sui binari giusti.
Iniziamo già a guardare al domani, non fissiamo la nostra attenzione su un momento transitorio, preoccupiamoci di immaginare una prospettiva per il teatro dell'Opera che non può essere il semplice proseguire in una strada di pseudo trionfi autoreferenziali. Il Carlo Felice non conta più nulla ormai da tempo nella vita culturale della città, dai tempi di Ernani o Escobar. Allora sì che si percepiva un «locomotore» traino e motore della città. Oggi quel cassone di ferro e cemento è zavorra e piombo che ci tira tutti a fondo.
So che il governo e i nostri Ministri hanno a cuore la Liguria, Genova e il Carlo Felice; so che i nostri parlamentari sapranno non perdere l'occasione per dimostrare coi fatti che se a Napoli siamo riusciti a liberarci della «monnezza» in 58 giorni, anche a Genova libereremo il Carlo Felice dalla «rumenta».
*regista