«Una commissione d’inchiesta sulla legge 194»

Cicchitto: no a scontri ideologici sulla donna

Emanuela Fontana

da Roma

Dopo ventisette anni il dibattito sull’aborto potrebbe rientrare pienamente nelle aule parlamentari. Nei giorni scorsi era stata la Chiesa, con il presidente della conferenza episcopale italiana Camillo Ruini, a intervenire, proponendo che i volontari del Movimento per la vita facciano il loro ingresso nei consultori per convincere le donne a non rinunciare alla gravidanza. Un’idea condivisa a livello tecnico dal ministro della Salute Francesco Storace, che questa mattina presiederà un tavolo con i suoi funzionari proprio per discutere di questa forma di prevenzione «diretta». Il ministro ha però precisato: «Deve decidere il Parlamento». Ora esce allo scoperto l’Udc: il segretario, Lorenzo Cesa, propone una commissione parlamentare d’inchiesta per verificare il funzionamento della legge 194 del ’78 «poiché a nostro parere vi sono molte parti non applicate o disattese».
Il dibattito entra così nel vivo di quella legge confermata dalla volontà popolare con la sconfitta del referendum abrogativo che rese l’Italia uno dei primi Paesi cattolici a rendere legale l’interruzione della maternità. La questione non è più solo il rapporto Stato-Chiesa, oggetto delle dispute di questi giorni. Ma l’eventuale rafforzamento della legge applicando alla lettera il concetto di prevenzione con i volontari. Questa, però, non è un’ingerenza ideologica nei consultori? Sono le tesi dei due fronti, apparentemente trasversali come lo erano stati, a giugno, quelli per il referendum sulla fecondazione assistita.
Oggi Storace avvia un tavolo tecnico per parlare proprio di volontari nei consultori. È l’invito che aveva lanciato venerdì il cardinale Ruini. Ma Storace riveste la proposta del mantello della legge: «Ho posto solo il problema dell'attuazione dell’articolo 2 della legge 194 approvata in parlamento proprio dal centrosinistra, che credo dovrebbe tenere a cuore l’applicazione integrale di questa legge». La tiene a cuore certamente l’Udc, che chiede che il parlamento «faccia luce in pochi mesi sull’attuazione della legge sull’aborto», afferma Cesa. Il ministro non boccia l’iniziativa ma non la cavalca: «Mi sembra una buona idea ma visti i mesi che mancano alla fine della legislatura forse sarebbe meglio un impegno delle forze politiche di centrodestra nei programmi elettorali a difesa della vita», commenta Storace.
L’idea dell’inserimento di volontari antiabortisti nei consultori, però, sembrano sortire perplessità all'interno della Cdl. Il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, per esempio, avverte: «L’aborto è un tema che richiede una grande cautela e delicatezza. Allora non possiamo fare a meno di esprimere le nostre perplessità sia sull’uso del farmaco Ru486 (la pillola abortiva, ndr) senza sperimentazione, sia sull’inserimento di volontari antiabortisti nei consultori». Su questo aspetto Cicchitto precisa: «Non bisogna dimenticare che le donne devono trovare un ambiente sereno, professionale». Le parole del presidente del Movimento per la vita Carlo Casini delineerebbero secondo l’esponente azzurro «intenzioni non condivisibili», con il rischio che intorno alle donne «si scateni uno scontro ideologico».
La Chiesa parli di vita e non dei consultori, avverte Luciano Violante: «Non sono cattolico ma rispetto molto i cattolici - premette il capogruppo dei Ds -. Sia chiaro innanzitutto che nessuno vuole l’aborto. La Chiesa cattolica dunque faccia pure una campagna per prevenirlo, ma utilizzare le strutture pubbliche per elementi che riguardano una delle religioni non mi pare che sia giusto».