La Commissione europea boccia di nuovo la golden share

Coinvolte Telecom, Eni Enel e Finmeccanica

da Milano

La commissione europea chiede al governo italiano di cambiare la legge che prevede dei diritti speciali (la cosiddetta golden share) nelle società privatizzate e di rispettare pienamente la sentenza della Corte di giustizia che ha vietato la sospensione dei diritti di voto agli azionisti per la parte che eccede la quota di capitale del 2% nelle società di elettricità e del gas (legge anti Edf). In entrambi i casi l'Italia, secondo la Commissione, vìola le regole sulla libera circolazione dei capitali.
È quanto anticipato dall’agenzia di stampa Radiocor, che ha interpellato non meglio precisate fonti comunitarie. Le norme sulla golden share adottate nel giugno 2004 si riferiscono a Telecom Italia, Eni, Enel e Finmeccanica. Le modifiche introdotte rispetto al testo della legge del 1994 non verrebbero giudicate da Bruxelles adeguate. La decisione dell'esecutivo Ue dovrebbe essere resa nota oggi. Nello specifico, secondo la Commissione europea il decreto italiano dell'estate 2004 è congegnato in modo tale da contrastare con le norme di libera circolazione dei capitali e della libertà di stabilimento poichè il controllo della proprietà e del management da parte dell'azionista pubblico non viene considerato giustificato.
In sostanza, il diritto di veto di cui dispone lo Stato è una restrizione non proporzionata all'obiettivo di assicurare l'offerta di pubblici servizi (telecomunicazioni e fornitura di energia). Bruxelles avrebbe così deciso di passare al secondo stadio della procedura di infrazione: il governo ha due mesi di tempo per rispondere all'opinione approfondita della Commissione Ue. Se non ci dovesse essere risposta o la risposta dovesse essere giudicata non adeguata, la Commissione deciderà se portare il caso alla Corte di giustizia Ue.
Sulle norme anti Edf, lo scorso giugno la Corte aveva decretato che la sospensione dei diritti di voto agli azionisti per la parte superiore al 2% del capitale nelle società di elettricità e di gas rappresenta una chiara restrizione alla libertà di circolazione dei capitali. La norma si riferisce alle imprese in cui le quote superiori al 2% del capitale sono detenute da società non quotate in Borsa e che occupano una posizione dominante nel proprio mercato nazionale. L'Italia ha adottato un nuovo decreto lo scorso maggio, ma secondo la Commissione europea le modifiche non rispettano pienamente le disposizioni della Corte.