Commissione pari opportunità che non funziona per statuto

(...) perché trovo che la commissione pari opportunità così com’è concepita non serva e sarebbe meglio accorparla, per esempio, a quella dei servizi sociali, dove si parla in concreto di problemi dei disabili, della violenza sulle donne... insomma, dei veri problemi delle pari opportunità».
Il senatore Musso, va anche oltre. «Arriviamo al terzo anno su cinque dell’amministrazione Vincenzi e la commissione pari opportunità fino ad oggi si è limitata a discutere di assurdi pasticci per tredici riunioni, prima di entrare in letargo (non si riunisce da circa un anno ndr). Poiché i membri della commissione sono 23 e il gettone di presenza vale 97,61 euro, questa amena baruffa dovrebbe essere costata ai contribuenti, salvo assenze dei commissari, 29.185,39 euro. Il tutto senza approvare una sola pratica. Con buona pace delle opportunità delle donne e, aggiungo, di molti altri soggetti, la commissione ha perso soltanto i soldi dei contribuenti e il tempo dei consiglieri».
Gli «assurdi pasticci» cui fa riferimento il senatore Musso sono quelli relativi all’inserimento delle consigliere di municipio nella commissione comunale. Visto che le donne nella sala rossa non sono in numero sufficiente, si è ritenuto di far partecipare anche quelle elette nei municipi. Salvo poi rendersi conto che sarebbe stato necessario modificare lo statuto stesso della commissione. «Ma, colpo di scena - dice Musso -, la modifica avrebbe dovuto essere approvata anche dai municipi che hanno prevedibilmente votato contro la propria esclusione».
È, infine, dello scorso settembre, una lettera scritta dalla Della Bianca al sindaco Vincenzi per chiedere che vengano pagate le consigliere di municipio che hanno partecipato agli incontri e che fino ad oggi non hanno percepito la metà del gettone come da regolamento. «Nemmeno mi ha risposto», conclude Raffaella. Alla fine restano, come spesso accade, solo le considerazioni sugli sprechi della pubblica amministrazione. Soldi, pochi o tanti, dati per discutere all’infinito di come discutere. Scusate il gioco di parole. È la realtà.