La commissione Statuto verso la Margherita

Il nome del presidente potrebbe essere quello di Giuseppe Adamoli. Ma Carroccio e Ds restano contrari

Il presidente della commissione speciale Statuto, in Regione, sarebbe già stato individuato e risponderebbe al nome di Giuseppe Adamoli, della Margherita. Su questa scelta, che sarebbe scaturita da una serie di incontri tra maggioranza e opposizioni durante l’ultima settimana, mancherebbe però il consenso della Lega e di parte della stessa opposizione (leggi, Ds). Per questo Roberto Formigoni ha deciso di spostare direttamente in consiglio il dibattito sull’opportunità di assegnare questa commissione alle minoranze.
Però l’orientamento del governatore e di Forza Italia andrebbe in questa direzione, ovvero: assegnare la presidenza di quella commissione alla Margherita, in modo da assicurarsi una sponda «amica» in consiglio durante le future votazioni e scongiurare in questo modo quel filibustering da parte delle sinistre che, durante le passate legislature, aveva spesso inceppato i lavori dell’aula.
La scelta di un uomo della Margherita è però proprio ciò che il Carroccio vorrebbe scongiurare, in quanto ciò che temono i padani è la possibilità di ulteriori accordi politici futuri tra Formigoni e i centristi dell’Unione con ripercussioni sugli assetti della maggioranza in Regione. Una possibilità che il governatore ha scongiurato ma che gli uomini di Giorgietti continuano a sospettare, consci del fatto che il feeling tra loro e Formigoni è sempre meno idilliaco e con l’andare del tempo potrebbe deteriorarsi del tutto.
A non appoggiare la candidatura di Adamoli sarebbero pure i diessini, i quali temerebbero a loro volta di divaricare ancora di più la frattura già esistente nella coalizione tra i centristi e le altre forze politiche del centrosinistra, favorendo al contrario un riavvicinamento dei cattolici a destra.
Nella Cdl c’è pero chi, più malignamente, pensa che la contrarietà di diessini e leghisti sia dettata dal fatto che - dopo un accordo con la Margherita - sarebbero più difficili alleanze trasversali in aula in grado di far saltare i provvedimenti legislativi meno graditi da entrambi. Per questo Formigoni è tornato a spingere con forza pure sull’abolizione del voto segreto, riguardo alla quale il presidente del consiglio Fontana (Lega) si è già dichiarato contrario, tanto quanto il suo partito.