Da Como a Forlì, ecco chi resiste all’islam

All’islam sotto casa si può dire sì o no, se si viene interpellati. Sui luoghi di culto islamico i cittadini sono però spesso informati a cose fatte, quando il tappeto per la preghiera è stato già steso. È così che in 5 anni sono quasi raddoppiati i ricorsi al Tar contro le ristrutturazioni non autorizzate a scopo di preghiera. Ma, finora, lo strumento più efficace per bloccare la costruzione di nuovi centri islamici si è rivelata la capacità di «lobbying» dei comitati cittadini: gruppi spontanei che segnalano alle proprie amministrazioni comunali i problemi di sicurezza, viabilità, destinazione d’uso del locale adibito a moschea. L’ultimo caso in ordine di tempo è Carrara, dove un gruppo di musulmani ha acquistato un laboratorio e lo ha adibito a luogo di culto. Sin dai primi giorni d’ottobre i residenti hanno notato una massiccia presenza di immigrati nel capannone di Via Campiglia, a Stabbio, soprattutto nelle ore serali. È venuto fuori che di lì a poco nello stabile si sarebbe effettivamente installata una piccola moschea. La segnalazione è arrivata in Comune e sono iniziate le pressioni sulla giunta affinché le autorità facciano chiarezza. Non c’è un’opposizione di principio da parte dei cittadini, che anzi in passato hanno espresso solidarietà ai musulmani per i danni subiti dall’altro centro di Carrara, in località Avenza. Né alcun pregiudizio. A suscitare la protesta è il metodo: creare una moschea in un laboratorio.Simile è stato l’iter della controversa nuova moschea di Pesaro, dove un centro islamico esiste già, eppure da tre anni alcuni musulmani stavano cercando di costruire una struttura analoga. Per tutta l’estate i cittadini hanno chiesto chiarimenti, fin quando, a metà novembre, il Comune ha ufficializzato che l’area dove si pensava dovesse sorgere il luogo di culto islamico sarà invece assegnata a una chiesa evangelica. Anche a Forlì il caso della nuova moschea è approdato in Giunta grazie alle perplessità espresse dai cittadini. La comunità islamica forlivese aveva individuato il luogo dove trasferire il centro di incontro ormai da mesi. Da un piccolo garage in pieno centro storico a un maxi capannone nell’area industriale acquistato per 430 mila euro. Alcuni residenti hanno promosso il dibattito, spiegando che occorre una variante al piano regolatore per adibire l’area a moschea. A Como il tiramolla tra le associazioni islamiche e il Comune va avanti invece da quasi tre anni. La prima grande manifestazione c’è stata nel 2005 per ottenere la chiusura della moschea di Via Pino, considerata abusiva perché in contrasto con alcune norme edilizie. I tempi della chiusura continuavano infatti a dilatarsi.