Como, la genetica può discolpare un'omicida "Ha ucciso a causa di una variazione nel dna"

Una ragazza accusata di
aver ucciso la sorella e di aver successivamente attentato alla vita dei
genitori potrebbe essere giudicata incapace di intendere e di volere grazie alla
conformazione del suo cervello e alla composizione del suo dna

Como - Una perizia innovativa, che prova a far diventare la psichiatria una scienza oggettiva, che collega i comportamenti con la genetica. Protagonista è una ragazza accusata di aver ucciso la sorella e di aver successivamente attentato alla vita dei genitori e che potrebbe in parte essere giustificata dalla conformazione del suo cervello e alla composizione del suo dna.

L'udienza Come riporta l'Avvenire, "in udienza si confronteranno le perizie davanti al giudice del rito abbreviato. L’accusa sosterrà che l’imputata è sana di mente e può essere condannata all’ergastolo se ritenuta colpevole dell’omicidio della sorella". La difesa, invece, dovrà convincere i giudici che "dato un certo assetto genetico e cerebrale, il quale supera la volontà cosciente dell’individuo, insieme a una storia sociale e personale specifica, si danno le condizioni per non ritenere chi commetta un delitto, anche il più grave ed esecrabile, pienamente responsabile dei propri atti. Con ciò che ne consegue dal punto di vista della pena".

La perizia A sostenere la tesi sono "lo psichiatra e biochiomico clinico pisano Pietro Pietrini e il neuroscienziato padovano Giuseppe Sartori" che hanno compiuto uno studio approfondito dell’imputata", in cui concludono che si è  "in presenza di un disturbo dissociativo di identità e di una pseudologia fantastica, capace di ridurre grandemente la capacità di intendere e di volere". A ciò si aggiungono, secondo i periti, "alterazioni celebrali, unite alla presenza di una specifica variazione di un gene che partecipa al controllo dell’impulsività, le quali provocherebbero una minore abilità nell’inibire le risposte istintive e un comportamento generalmente più aggressivo e antisociale".  I due non sono nuovi a questo tipo di indagini: sono stati protagonisti anche della sentenza pilota di Trieste, in cui a un omicida fu ridotta la pena in appello anche per il suo particolare profilo genetico, predisponente alla alla risposta violenta.