Como, si scatenano 209 creditori la città accusa il Re dei Giocattoli

Paola Balsomini

Su Como spuntano le prime nubi. La fredda serata di Desenzano si addice perfettamente allo stato d’animo del presidente del Genoa Enrico Preziosi, agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società lariana, di sua proprietà fino al 2003. Le acque del lago sono tranquille come non mai, la città ha accolto la notizia dell’arresto del Re dei Giocattoli con apparente indifferenza. Nessuna manifestazione di giubilo, solo qualche commento. A cominciare da quello del primo cittadino, il sindaco Stefano Bruni: «Chi semina raccoglie. E poi quella dell’arresto è stata una notizia non dico attesa, ma che può essere considerata nell’ordine delle cose». Altrettanto duro il presidente degli industriali Giorgio Carcan: «Questa vicenda va letta tenendo presente l'operato di una persona che si è sempre considerato al di sopra della legge, come hanno dimostrato le vicende del Genoa». Già il Genoa, primo a perdere credibilità in una vicenda di cui è del tutto estraneo. Diversa invece la questione del Como, come squadra e di Como, come città.
Sono molti quelli che commentano: «Giustizia è stata fatta», anche perchè gran parte dei tifosi lariani pensano che la colpa del fallimento sia proprio di Preziosi. Ma questi sono gli umori del paese, dei tifosi. Poi ci sono le questioni economiche.
Basti pensare che il fallimento della squadra ha seminato in città un esercito di 209 creditori che attendono di essere soddisfatti. C’è il Comune (circa 500 mila euro di affitti mai pagati per l'impianto sportivo e per la sede), i dipendenti del club, ma anche ristoratori, giardinieri, e avvocati. Addirittura la Croce Rossa vanta un credito nei confronti del Como.
Preziosi aveva provato a trattare a dicembre: «Se avessero accettato i miei soldi tutto si sarebbe sistemato», aveva detto il Re dei Giocattoli. L’offerta era di 2,5 milioni di euro ma il debito di 16 milioni di euro.
Quando il Como era stato dichiarato fallito, però, Preziosi non era già più il patron del club lariano, avendo venduto all’imprenditore Aleandro Dall’Oglio, primo suo accusatore in questa vicenda. Adesso per lui è arrivato il momento di togliersi qualche sassolino: «In questa vicenda Preziosi ha dimostrato ancora una volta di essere incapace di creare rapporti di un certo tipo con chi lo circonda. Forse le colpe non erano nemmeno tutte sue, ma anche delle persone che gli stavano attorno, dei suoi collaboratori. Anche perché il presidente del Como era perennemente sotto i riflettori».
Adesso però c’è chi attende di essere rimborsato e quest’accusa della Procura comasca potrebbe diventare un vero e proprio boomerang per il patron rossoblù. E a Genova come stanno le cose? Il debito del club verso il Comune per l’affitto dello stadio Luigi Ferraris si aggira intorno a qualche centinaio di migliaia di euro, ma in questo caso Tursi ha già provveduto a concedere una dilazione: i soldi arriveranno a rate.