La compagna di Rus: «Perdonarlo? Ora è troppo presto»

da Roma

«Non so se saprò perdonarlo, quello che ha fatto è un tradimento, perché non ha pensato a nostra figlia, Anca di 6 anni». È quanto ha affermato alla stampa di Bucarest Delia, la donna con cui conviveva in Romania Ioan Rus, accusato di aver accoltellato e violentato una studentessa africana nei giorni scorsi vicino alla stazione ferroviaria romana della Storta. Nel ricordare che ai primi di gennaio era venuta in Italia insieme al compagno alla ricerca di un lavoro per offrire un futuro alla figlia, la donna ha raccontato al quotidiano Evenimentul zilei di essere tornata di recente in Romania per le feste pasquali ortodosse. «Forse era ubriaco al momento del reato - ha ipotizzato Delia -, comunque sono stata tradita da Rus perché non ha pensato a nostra figlia, non so se potrò perdonarlo». Più ferma Ileana, la madre di Delia: «Io non glielo perdonerei mai». Anche altri quotidiani romeni continuano a riprendere dai media italiani le notizie sul caso Rus.
La comunità dei romeni in Italia fa sapere, dopo quanto avvenuto giovedì alla Storta, che l’unica risposta è l’umiltà: il presidente della Lega dei romeni d’Italia, Marian Mocanu, afferma che «la ferocia di questo reato ha peggiorato le cose, ora dobbiamo abbassare la testa». Intanto i legali di Ioan Rus fanno sapere che vorrebbero incontrare la studentessa del Lesotho. È il desiderio espresso dall’avvocato Francesco Pettinari, uno dei difensori di Ioan. Intanto, sul fronte dell’inchiesta, oggi il pm Erminio Amerio affiderà una consulenza sulle condizioni psichiche del romeno.