Compagni contro dopo la «Walterloo»

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Tutti d’accordo su una sola cosa: è la Walterloo della Sinistra. Bianca, rossa e verde o Arcobaleno che sia, anche in Liguria la sconfitta brucia. Ma non è orfana, un padre ce l’ha ed è Walter Veltroni. Il bersaglio grosso è lui, il leader del Pd. Tutte le componenti della nuova formazione, da oggi extraparlamentari per sconfitta, non hanno gradito la rottura dell’alleanza. Cristina Morelli, candidata capolista al Senato, ha aperto il fuoco e le cannonate sono arrivate ai piani alti di piazza De Ferrari. Poi tocca a Enrico Vesco, assessore regionale dei Comunisti italiani. Chiede le dimissioni di Veltroni perché «è inutile raccontarsela, ha prima fatto cadere Prodi e poi, rompendo l’alleanza, ha fatto sparire la Sinistra dal parlamento - attacca - Ha convinto molti nostri elettori al voto utile e ora che non è servito questi nostri elettori sono infuriati». Colpa di Walter, dunque. E non anche dei leader della Sinistra, come invece sostiene il suo compagno di partito, Tirreno Bianchi. Che attacca il Pd, ma chiede conto anche alla sua segreteria nazionale del fallimento: «Tutti responsabili, da Roma a Genova». Vesco non gradisce e rintuzza. I due hanno solo un punto d’incontro, sulla necessità di aspettare a dare il benservito a Claudio Burlando. «Occorre analizzare quello che fa - frena Vesco a proposito di fughe a sinistra - Non mi sembra che voglia allargare la maggioranza all’Udc, non esclude che qualcuno nel Pd ci stia pensando, lo hanno anche ammesso, ma lui ha ribadito che vuole andare avanti così. Noi comunque non ci staremmo». E Tirreno Bianchi di rimando: «Non vogliamo certamente destabilizzare questa maggioranza, se altri lo vogliono fare sono liberi, per noi è giusto andare avanti così. È chiaro che i conti però li facciamo tutti insieme d’ora in poi, anche il Pd ha perso le elezioni, in Italia e in Liguria. I nostri voti saranno sempre pesati, non scontati».
Avvertimento esplicito. Che sottoscrive anche Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione dimissionario. Non ci sta però a fare da solo il bel gesto. «Mi aspetto l’azzeramento dell’intera nostra segreteria nazionale - va dritto al cuore del problema - Quando si perde così devono tutti andare a casa. Chi ha portato la Sinistra fuori dal parlamento deve fare dell’altro nella vita». Il voto utile? Una truffa, per Conti. Che però non ha ingannato gli elettori. «Sono convinto che i nostri elettori si siano astenuti, pochissimi hanno votato Pd, perché i numeri lo dimostrano: il Pd non ha guadagnato alcunché, in Liguria ha addirittura perso rispetto a due anni fa - sottolinea Conti - Ho passato 15 anni della mia vita a costruire questa Sinistra e ora la vedo buttare via, vedo 100mila voti andare in fumo. Non posso accettarlo». Occorre ricominciare da dove la Sinistra ha forza. Da dove ha, nonostante un voto terribile, pur sempre 8 consiglieri e 2 assessori. Dalla Regione. Magari con più visibilità, se serve dando qualche spintone. «Non è solo una questione di visibilità, dobbiamo costruire la sinistra - incalza Conti - Avevo posto la questione già prima delle elezioni, anche con una forma di protesta forte. Dobbiamo ripartire dai territori dove siamo radicati. Comunque un cambio di rotta negli enti locali deve essere fatto. Abbiamo sempre avuto un ruolo di subalternità, ora basta. E sia chiaro: c’è una coalizione, aprire a nuove forze vorrebbe dire cambiare maggioranza. E noi non ci stiamo». Tradotto, guai a far entrare l’Udc. Guai a non ascoltare i diktat che da ora in poi farà la Sinistra Arcobaleno. Sennò la Walterloo sarà anche per Burlando.