Compagni di scuola

Sociologi, occupatevi una volta per sempre di questo benedetto popolo della sinistra che digerisce tutto, gli si può raccontare tutto, che ha creduto e ancora crede in Berlinguer e nella questione morale, che ha creduto che prendere i rubli da Mosca non fosse poi grave, che ancora pensa che Primo Greganti prendesse i soldi solo per sé, che i conti in Svizzera fossero solo suoi, che il Partito in Germania Est avesse società di filantropia, che la Quercia non abbia avuto decine (decine) di condanne per Tangentopoli, questo popolo che perdona tutto, basta dibatterne, e ha digerito i bombardamenti in Jugoslavia del governo D’Alema, l’istituzione dei centri di permanenza per extracomunitari, gli speronamenti di navi cariche di albanesi, che ancora pensava che le cooperative non fossero imprese capitalistiche come tutte le altre, solo più ipocrite e conchiuse, che non fossero il serbatoio economico del Partito, che la politica, tutta la politica, non si fondasse sul vile denaro come Craxi disse in Parlamento ancor prima di essere inquisito, questo popolo che tutto sopporta e tutto assimila fuorché due parole, forse tre, che quelle no, quelle non le puoi nominare: scarpe, barca, banca.

«Compagno di scuola/compagno di niente/ti sei salvato dal fumo delle barricate?/ Compagno di scuola/compagno per niente/ti sei salvato/ o sei entrato in banca pure tu?» (Antonello Venditti, Compagno di scuola, 1975).