Compagni, tutti a casa: è crisi Alle 10,30 via alle consultazioni

Il premier costretto a dimettersi dopo che l'esecutivo è stato sconfitto al Senato sulla politica estera. Alle 10,30 Napolitano inizia le consultazioni, potrebbe riconferire il mandato a Prodi, solo se dimostrerà di avere i numeri sufficienti. Il Prof sfida gli alleati: <a href="/a.pic1?ID=158732" target="_blank"><strong>&quot;Dove andate senza di me?&quot;</strong></a>

Roma - O si ricompone una maggioranza che non vada in crisi tra un mese sull’Afghanistan o per i Pacs, oppure c’è poco da fare; anzi, quasi niente; e senza dimenticare che «i tempi tecnici per andare alle urne prima dell’estate, ci sono tutti». Al termine di una giornata convulsa in cui la totalità dei protagonisti della scena romana si trova a nuotare nel mar dell’incertezza, questo è il messaggio che trasuda dalle mura del Quirinale.

Venti minuti è durato ieri sera il colloquio tra il presidente Giorgio Napolitano e il premier dimissionario Romano Prodi. Al termine, mentre l’auto blu del prof filava sui sanpietrini lividi di pioggia senza nulla concedere a giornalisti e telecamere in attesa sotto gli occhi distratti dei Dioscuri, nel consueto atrio dello studio alla Vetrata è comparso il segretario generale della Presidenza dando lettura del comunicato ufficiale. Una nota scarna ed essenziale, per ufficializzare che Prodi, «tenuto conto del voto espresso» nel pomeriggio al Senato, «ha rassegnato le dimissioni del governo da lui presieduto». Napolitano «si è riservato di decidere », invitando il governo «a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti ». Infine, la notizia illuminante: «Il capo dello Stato procederà alle consultazioni, che avranno inizio domani, giovedì 22 febbraio 2007 alle ore 10,30».

La qual cosa non vuol dire soltanto che si riprende oggi come vuol la prassi, prima Marini e Bertinotti poi i presidenti emeriti quindi i big di partito e vai, tutti in fila a salir sul Colle, vuol dire ancor più che scommettere su una ripresa ossigenante del Prodi Due sarebbe da sconsiderati. Perché Napolitano si è riservato di decidere, sulle dimissioni del governo? «Perché questa è la prassi e perché il Presidente vuole verificare ogni possibilità », è la spiegazione che filtra. Perché non ha rinviato Prodi alle Camere, come detta la Costituzione? «Perché il rinvio c’è già stato, al Senato dove il governo è stato battuto». Che cosa s’attende Napolitano, dalle consultazioni di rito? «Vuole verificare se ci sono i margini per una ricomposizione seria, per una maggioranza che non vada nuovamente in crisi tra un mese sull’Afghanistan o su altre cose, i pacs come le pensioni».

Sono ormai aperte e trasparenti, le stanze del Quirinale. Si parla di «maggioranza », non di «presidente del Consiglio». Come dire che l’incarico se lo merita soltanto chi sia in grado di evitare che l’esecutivo viva appeso al filo degli umori di Fernando Rossi o Franca Rame, né alla cannula d’ossigeno di qualche senatore a vita. Par di capire che non ci siano preclusioni: se Prodi - o chi in sua vece - riesce a reclutare una pattuglia di sostegno a Palazzo Madama, che so, Lombardo e Follini o meglio ancora l’intera Udc di Casini, Napolitano avrebbe poco o nulla da eccepire. Andare avanti così, far finta che ieri sia stato un incidente, però non se ne parla proprio.

Quel che è certo, è che consultazioni e verifica saranno rapidissime, «massimo sforzo per velocizzare». E senza escludere alcuna soluzione, nemmeno la replica dell’ultima crisi di governo Berlusconi che si risolse in due giorni con un rimpasto.

Tutto è possibile?Non proprio. Almeno per ora, dal Colle scende un velo di scetticismo sull’ipotesi di un «governo tecnico» o «istituzionale » o «del Presidente », insomma di un governo di transizione che porti alle urne tra un anno. «Questo tipo di governo ha senso se è per fare qualcosa di condiviso e preciso», è la spiegazione, «ma ora quale sarebbe il tema?, la riforma elettorale? In verità c’è più divisione in Parlamento sulla legge elettorale che sulla politica estera: e allora, si può dire al Paese che nasce un governo di transizione solo per garantire il diritto alla pensione dei parlamentari? Oltretutto, i tempi tecnici per andare al voto prima di questa estate, ci sono tutti».