Compagnia vera, polizze fasulle

Stefano Vladovich

Polizze a prezzi stracciati, premi assicurativi concorrenziali, facilitazioni e bonus senza badare a spese. A costo di rimetterci la provvigione, tanto i contratti stipulati da Giovanni, chiamiamolo così, noto personaggio della Civitavecchia bene, erano fasulli. Vera la compagnia, una delle più grandi in Italia, originali gli stampati forniti al cliente, totalmente «farlocchi» timbri e numeri di registrazione.
Aveva pensato a tutto Giovanni, persino a rimborsare di tasca propria l’intero valore della vettura «assicurata» in caso di furto o incendio. A mettere i carabinieri della stazione di Civitavecchia sulle sue tracce, però, un imprevisto. Un automezzo appartenente a una piccola ditta di trasporti finisce contro una moto di grossa cilindrata. I malcapitati finiscono in ospedale e il legale del centauro si rivolge direttamente all’agenzia assicurativa. Manco a dirlo: dell’intestatario del mezzo che ha provocato l’incidente nessuna traccia. Inesistente per gli assicuratori nome, numero di polizza, vettura. L’affare finisce in caserma anche perché i documenti del camion controllato sul luogo del fattaccio sono alterati. Fin dalle prime battute le indagini arrivano a scoperchiare un business da centinaia di migliaia di euro. Ma ai carabinieri del maresciallo Mangoni servono prove. Il pm della Procura di Civitavecchia autorizza intercettazioni e riprese. I «segugi» dell’Arma piazzano telecamere nascoste persino nell’ufficio del sospetto numero uno.
Mesi di registrazioni riescono a penetrare nella doppia vita dell’insospettabile, rispettato imprenditore quanto abile falsario. La tecnica? Semplice ed efficace: il subagente assicurativo sottrae polizze e contratti in bianco. Pochi al giorno, in maniera tale da evitare alcun dubbio sul suo comportamento professionale. L’uomo ha libero accesso anche ai terminali dell’azienda, libertà di movimento che gli permette di clonare centinaia di dati. Ottenuto il materiale necessario per stipulare contratti clonati il gioco è fatto. Le conoscenze lo portano a concludere affari a sei zeri (tra Rc auto e maggiorazioni di copertura) soprattutto con piccole aziende e società private. Il sistema per procacciare clienti è vecchio come il mondo: durante i primi mesi, o il primo anno, di contratto i prezzi accordati sono stracciati. Successivamente, tra aumenti e scatti di categoria, i premi vengono raddoppiati o addirittura triplicati. Il denaro viene versato in conti correnti intestati a società di comodo o a «teste di legno», terze persone non del tutto ignare dell’affare. Trascorsi i primi tempi, in cui l'assicuratore garantisce la massima affidabilità, i veicoli risultano scoperti. Molti assicurati, come un noto imprenditore portuale proprietario di una decina di mezzi, se ne accorgono a proprie spese. Prima di agire gli inquirenti raccolgono il materiale necessario per inchiodare il delinquente. L’altra sera il blitz: perquisizioni a raffica tra Santa Marinella, Tarquinia e la stessa Civitavecchia portano al sequestro di computer, stampanti laser, lettere e conti bancari con oltre 200mila euro. Per il mago della polizza scattano le manette.